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Dall'Italia all'Australia, dalla Luna a Marte: il viaggio dell'italiana che studia le radiazioni cosmiche

Esperimenti in Giappone ad Heavy Ion Medical Accelerator in Chiba (HIMAC)-Tokyo Source: Courtesy of Stefania Peracchi

È ricominciata la corsa alla conquista dello spazio e Stefania Peracchi, dottoranda presso University of Wollongong, sta mettendo a punto dispositivo per proteggere gli astronauti impegnati nelle prossime missioni spaziali sulla Luna e su Marte.

È ricominciata la corsa alla conquista dello spazio: l’egenzia americana NASA sta lavorando ad una nuova missione sulla Luna e ha previsto di poter inviare per la prima volta l’uomo su Marte nel 2035.

A queste dichiarazioni hanno fatto seguito quelle di Elon Musk, patron di SpaceX e Tesla Motors, che sembra determinato a voler battere gli States e arrivare sul Pianeta Rosso già nel 2024.

Si calcola che la prima missione su Marte dovrebbe durare tre anni, motivo per cui chiunque la spunti dovrà assicurare non solo la tenuta delle apparecchiature ma anche garantire la sicurezza degli astronauti.

Le radiazioni cosmiche sono il più grande pericolo per gli astronauti impegnati in missioni spaziali a lungo termine; l’elevata esposizione alle radiazioni può infatti provocare il cancro e risultare fatale. Un problema per il quale in molti ricercatori in tutto il mondo stanno cercando una soluzione. 

Proprio in questo senso muove i passi la ricerca di Stefania Peracchi, ingegnere nucleare e ricercatrice alla Università di Wollongong dove sta svolgendo il suo dottorato presso il "Centre for Medical Radiation Physics".

L’italiana ha inventato un dispositivo di rilevazione di radiazioni cosmiche indossabile e facile da utilizzare dagli astronauti per misurare la loro esposizione in tempo reale.

“L’idea di tornare nello spazio rappresenta una grandissima conquista ma bisogna considerare il fatto che ci sono molti problemi che l’industria spaziale deve ancora risolvere per far sì che questi viaggi siano sicuri”, ha spiegato Peracchi a SBS Italian.

Stefania Peracchi al centro NASA di Huston
Stefania Peracchi al centro NASA di Huston
Courtesy of Stefania Peracchi

Al momento il rilevatore è in fase di sperimentazione e Peracchi spera possa essere commercializzato al più presto per garantire la sicurezza dei prossimi viaggi interstellari.

“Non si tratta di uno scudo per proteggere gli astronauti, ma può segnalare momenti in cui le radiazioni sono troppo elevate- per esempio a causa di un’esplosione solare- e comunicargli che devono proteggersi in una parte della navicella che è schermata per un tot di tempo per proteggersi da potenziali danni”.

Tra centinaia di partecipanti da tutto il mondo, Peracchi ha vinto il ‘People’s Choice Award’ al concorso 3 Minutes Thesis (3MT) 2020 grazie alla brillante presentazione in tre minuti della sua ricerca in un discorso dal titolo  “Moon to Mars and beyond”.

Prima di lavorare in Australia nel 2017, Peracchi ha lavorato in Francia presso l’Istituto di Radioprotezione e Sicurezza Nucleare e si è diplomata al Politecnico di Milano dove ha poi svolto un Master in Ingegneria Nucleare.

“L’idea di arrivare su Marte è fantastica nell’ottica di come l’uomo possa porsi degli obiettivi e poi raggiungerli e arricchire le nostre conoscenze ad un livello estremo. Onestamente non so quanto la vita su Marte possa essere migliore di quella sulla Terra, ma nello spazio possiamo effettuare esperimenti di chimica, fisica, meccanica come ad esempio la coltivazione di vegetali in condizioni ambientali estreme oppure come si sviluppano malattie in situazioni differenti. Io vedo lo spazio come una palestra per migliorare la vita sulla Terra, non necessariamente una meta dove trasferire la razza umana”.

Ascolta l'intervista a Stefania Peracchi:

Dall'Italia all'Australia, dalla Luna a Marte: il viaggio dell'italiana che studia le radiazioni cosmiche
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