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Morti in grembo, il percorso di una mamma per affrontare il lutto

The support of friends and family can be essential when dealing with the loss of a child. Source: Pexels

Domenica si celebra la Festa della mamma, un'occasione festosa per molti e molte di noi, ma anche un momento delicato per chi durante questa celebrazione ricorda una persona che non c'è più, o pensa ad una maternità desiderata ma mancata.

Nei giorni scorsi un'ascoltatrice, Marta, ci ha scritto un messaggio per ricordare come questa data possa suscitare sensazioni contrastanti e anche dolorose per coloro che, per vari motivi, non hanno potuto avere bambini o li hanno purtroppo persi.

Spesso si evita di parlare di infertilità e di difficoltà legate al concepimento e alla gravidanza, ma questo silenzio, questo tabù, non aiuta le coppie che affrontano queste esperienze.

Marta, che vive in Australia da dieci anni, ci ha raccontato la sua storia, una storia di mamma.

Pensavo di aver vinto il lotto, pensavo che sarei diventata anche io una mamma

Giunta al termine di una gravidanza molto desiderata e apparentemente senza complicanze, dopo anni di aborti spontanei e tentativi senza successo con la fecondazione assistita, Marta ha scoperto che il suo bambino, Jimmy, non ce l’aveva fatta.

La notizia, traumatica e inattesa, l’ha colta completamente di sorpresa.


Punti chiave

  • La cosiddetta morte endouterina fetale (MEF) è la morte del feto in utero, in inglese stillbirth. In Italia è quella che avviene dopo la 22ma settimana di gestazione, in Australia dopo la 20ma
  • In media ogni giorno in Australia sei bebè muoiono prima del parto, circa 2.000 all’anno (fonte)
  • Le cause sono molteplici ma spesso imprevedibili, e possono includere anomalie congenite del feto (in circa un terzo dei casi), malattie che colpiscono la madre (15% circa), ma anche casi in cui non è possibile identificare una causa (15% circa).

Marta ci ha raccontato il lungo percorso che la sta portando ad elaborare lentamente il lutto. Un percorso aiutato dalla frequentazione dei gruppi dell’organizzazione Red Nose-SANDS, che si occupa di dare supporto a chi ha, suo malgrado, affrontato aborti spontanei, morti perinatali e neonatali.

"Prima di tre anni fa non avevo idea dei numeri, delle statistiche sugli aborti e sulle morti in grembo" sottolinea Marta. "Come me sicuramente ci sono altre migliaia di donne che soffrono in silenzio, piangono dietro una finestra chiusa... sono tantissime".

"Per ognuno un'esperienza drammatica porta i suoi vissuti" aggiunge Marta, che ricorda come anche le sue esigenze sono cambiate nel tempo, ma che è importante "poterne parlare ed essere vista per quello che si è".

Per questo, Marta ha voluto condividere la sua esperienza, ricordando che, nonostante il lutto difficilissimo, ce la si può fare, chiedendo aiuto e ricevendone.

Ascolta l’intervista integrale a Marta.

Morti in grembo, il percorso di una mamma per affrontare il lutto
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Leigh Brezler, Chief Executive Officer della Stillbirth Foundation Australia, spiega che il trauma di una morte in grembo o neonatale è profondo, e viene reso ancor più difficile dalla scarsa conoscenza del problema a livello sociale.

“Da un punto di vista personale - spiega Brezler - i genitori devono affrontare la perdita del loro bebè e di tutte le speranze e i sogni legati all’esistenza del bimbo”.

Devono destreggiarsi tra aspetti pratici, (per la mamma) il recupero fisico dopo gravidanza e parto, la pianificazione del funerale per il bambino o bambina, come comunicare la loro perdita ad amici e parenti, e come navigare il loro ‘new normal’ senza il loro bebè

Ma il problema è anche gestire le reazioni di chi sta intorno a loro. “Molte persone non sanno cosa dire o come interagire con i genitori colpiti dal lutto - prosegue Brezler -. Alcuni fanno commenti che non aiutano (‘Almeno puoi avere un altro bambino’, ‘è la volontà di Dio’, ecc.) – altri non dicono nulla, ed è spesso difficile reintegrarsi nei propri gruppi amicali”.

“Nella mia esperienza TUTTI i genitori vogliono parlare del loro bambino o bambina e ricevere domande su di loro” prosegue Brezler, la quale segnala che sul sito della sua Fondazione c’è anche una pagina dedicata a chi sta intorno alla coppia colpita dalla perdita – siano essi parenti, amici o colleghi - con consigli utili su come sostenerla.

I consigli includono “dire il nome del loro bimbo o bimba, chiedere se hanno voglia di parlare di lui o di lei”, spiega Brezler, ma anche gesti pratici come “preparare loro dei pasti, offrire aiuto con gli altri figli (se ne hanno e se è appropriato), e in generale esserci e ascoltare”.

Le fanno eco le parole di Marta, che ai microfoni di SBS Italian spiega: "Mi aiuta molto quando le persone intorno a me dicono il suo nome, che è Jimmy".

Per chi avesse bisogno di supporto segnaliamo la linea telefonica dell'organizzazione Red Nose-SANDS, la Bereavement Support Line, aperta 24 ore al giorno, sette giorni su sette, al 1300 308 307. Su richiesta è possibile ottenere un interprete, il servizio è gratuito.

Per chi avesse bisogno di supporto psicologico la linea telefonica LIFELINE 13 11 14.

Le persone in Australia devono stare ad almeno 1,5 metri di distanza dagli altri. Controllate le restrizioni del vostro stato per verificare i limiti imposti sugli assembramenti. 

Se avete sintomi da raffreddore o influenza, state a casa e richiedete di sottoporvi ad un test chiamando telefonicamente il vostro medico, oppure contattate la hotline nazionale per le informazioni sul Coronavirus al numero 1800 020 080.

Notizie e informazioni sono disponibili in 63 lingue all'indirizzo www.sbs.com.au/coronavirus.  

Ascolta SBS Italian tutti i giorni, dalle 8am alle 10am. 

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