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Un patrimonio inestimabile "come il Colosseo per Roma, solo che la barriera corallina è vivente”

Coral bleaching at the Great Barrier Reef Source: AAP

Negli ultimi cinque anni la Grande Barriera Corallina australiana ha visto per ben tre volte i suoi coralli colpiti dallo sbiancamento. L’ultimo evento, avvenuto a febbraio, è stato quello di dimensioni più massicce.

Quando parliamo di coralli parliamo di esseri viventi.

“Sembrano delle rocce, ma sono tutt’altro che esseri inanimati”, ha ricordato ai microfoni di Radio SBS la biologa marina Chiara Pisapia, ricercatrice presso il Department of Ocean Science della Hong Kong University of Science and Technology.

Nessuno si aspettava un evento così catastrofico, ed in particolare “nessuno si aspettava questa dimensione spaziale. Ha preso tutti e tre i settori (della barriera)”, il nord, il centro ed il sud, ma soprattutto, ha spiegato ancora Pisapia, “arriva dopo altri due bleaching events”. Quello avvenuto a febbraio è infatti il terzo episodio di sbiancamento in cinque anni.

Il problema di questo terzo evento di sbiancamento massiccio è che ha colpito non solo il nord ed il sud della Grande Barriera, ma ha toccato anche una zona che fino al momento era rimasta ancora come “un rifugio per i coralli”. 

Sebbene i coralli, è stato dimostrato, possano rigenerarsi dopo eventi disastrosi di questo tipo, i tempi di ripresa sono lunghi. “Ci vogliono almeno dieci anni (…) e se noi abbiamo tre eventi di questo tipo in cinque anni”, ha spiegato ancora la biologa marina, “i coralli non hanno la possibilità di riprendersi”.  

Con l’emergenza coronavirus in corso gli scienziati sono impossibilitati a recarsi sul posto per verificare il reale impatto dell’evento. “I colleghi che sono riusciti ad accedere al Coral Sea del nord dicono che quasi tutti i coralli viventi sono sbiancati, ma è ancora presto per dire di quanto sarà la mortalità”.

Heavily bleached soft coral off Magnetic Island.
Heavily bleached soft coral off Magnetic Island.
Leon Zann

Che cos’è lo sbiancamento dei coralli?

Lo sbiancamento dei coralli, per qualsiasi barriera corallina del mondo, è un evento traumatico. "I coralli hanno una relazione simbiontica con delle alghe unicellulari” che danno loro il nutrimento, ha spiegato Chiara Pisapia, e “quando la temperatura dell’Oceano è troppo alta per troppo tempo, le alghe lasciano i coralli”. Se la temperatura non si abbassa non tornano più e quindi i coralli muoiono di fame. “Li vedi bianchi perché hanno perso le alghe simbiotiche e quindi vedi solo lo scheletro”.

I coralli condizionano l’intero ecosistema, non solo quello marino, e quindi la loro esistenza e sopravvivenza è cruciale per tutti noi. In particolare quando si tratta di un essere vivente delle dimensioni della Grande Barriera Corallina australiana, che si estende per 2.300 km di lunghezza includendo migliaia di barriere coralline, centinaia di isole con oltre 600 tipi di coralli, duri e molli, e ospitando un’infinità di pesci colorati, molluschi, stelle marine, tartarughe, delfini e squali.

Lo sbiancamento e l’acidificazione dell’Oceano sono le due minacce principali che il cambiamento climatico pone a tutte le barriere coralline nel mondo.

Stiamo facendo abbastanza per abbassare la temperatura globale?

La Grande Barriera Corallina australiana, patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1981, corre il rischio di perdere il suo titolo proprio a causa dei danni causati dell’innalzamento delle temperature globali.

Sono anni ormai che sentiamo parlare di negoziati e strategie internazionali impegnate in uno sforzo collettivo per contenere l’aumento della temperatura globale, ma purtroppo fatti come questo continuano ad accadere, colpendo l’ambiente in modo molto aggressivo.

“Il problema è che anche se noi oggi eliminiamo tutte le emissioni di anidride carbonica, la Terra per un certo periodo di tempo continuerà a riscaldarsi”, ha spiegato la ricercatrice, “è necessario fare di più, prendere misure più drastiche”.

In questi mesi di quarantena, in cui la popolazione di più di 200 paesi si trova in isolamento a causa della pandemia di COVID19, stiamo assistendo a fenomeni positivi per il nostro ambiente. Il National Geographic ad esempio segnala che le misure di contenimento "hanno ridotto l'inquinamento in Europa" grazie a una "significativa diminuzione delle concentrazioni di diossido di azoto, uno dei principali inquinanti dell’atmosfera", ed il quotidiano The Hindu ha riportato che dopo 7 anni migliaia di tartarughe marine della specie olive ridley sono riuscite a recarsi sulle rive del fiume Rushikulya nello stato di Odisha - normalmente invase dai turisti - a deporre le loro uova.

"Sicuramente la ridotta attività umana ha un beneficio sull'ambiente", ha affermato Pisapia, ma il problema è che è nello short term. Abbiamo bisogno di un intervento a lungo termine. Quindi cambiamenti della vita delle persone per un approccio sostenibile all'ambiente. "Non possiamo continuare ad avere una vita come prima". 

Per la popolazione australiana la barriera corallina non è una fonte di sopravvivenza alimentare come lo è in altri paesi, dove è l’unica fonte primaria di proteine. “Quando perdi i coralli poi perdi l’habitat per tantissimi organismi” come pesci, molluschi, ”e quindi la stessa popolazione umana che si nutre di questi organismi è a rischio”, ha concluso Pisapia.

Ma la Grande Barriera Corallina australiana contribuisce per circa $ 5,7 miliardi all'anno all'economia australiana, oltre a generare circa 69 mila posti di lavoro.

Chiara Pisapia ha lavorato in barriere coralline in tutto il mondo. Ha condotto ricerche in Australia, California e nell'Oceano Indiano, ma per lei quella australiana “rimane la barriera più bella al mondo. È un patrimonio senza valore… Come il Colosseo per Roma, solo che la barriera corallina è vivente”.

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