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Una nuova legge aiuta chi non ha lavorato per il coronavirus a prendere la residenza permanente

Source: Unsplash

Chi ha un visto 457 o 482 e non ha lavorato tutte le ore previste a causa del Covid-19 potrà far rientrare quel periodo nel conto degli anni per la residenza permanente.

Un emendamento approvato recentemente aiuterà le persone con i visti 457 o 482 nel loro percorso verso la residenza permanente. 

“Una notizia che verrà accolta con soddisfazione da molti”, secondo l’agente d’immigrazione Emanuela Canini, intervistata da SBS Italian. 

Come funziona l’attuale sistema 

Esiste un percorso per ottenere la residenza permanente che si effettua passando da un visto TSS 482 o un visto 457 (per chi ancora ce l’ha), dove si deve lavorare per tre anni (o per due, per chi rientra nella legge vecchia) per un datore di lavoro, che poi può ri-sponsorizzare il lavoratore per la residenza permanente.

Il lavoro deve essere a tempo pieno e deve rispettare lo stipendio pattuito alla richiesta del visto.

In questo periodo il lavoratore ha gli stessi diritti degli australiani, tra cui ferie pagate e congedi per malattia.

In più ha anche diritto a chiedere ferie non pagate per ritornare a casa ogni tanto, con dei soggiorni prolungati.

Questi periodi normalmente non vengono inclusi nei tre anni (o nei due anni con la legge vecchia) di lavoro validi per ottenere la residenza permanente.

“Questa è la situazione e le regole in tempi normali”, commenta Emanuela Canini.

father and daughter working from home micro business
Getty Images/La Bicicleta Vermella

Cosa cambia con il COVID-19

Il governo ad inizio settimana ha modificato la legge, per venire incontro alle nuove esigenze di questo periodo eccezionale e aiutare chi è stato svantaggiato dalla pandemia.

“E meno male, perché già le persone con i visti temporanei non hanno ricevuto i sussidi, quindi ben venga questa misura di compensazione”, commenta Canini.

Con gli emendamenti, sono state introdotte delle facilitazioni per chi non ha lavorato in modo conforme alle regole del visto.

In questo modo, tutto il periodo di lavoro potrà essere calcolato per la residenza permanente, anche se non si è lavorato in modo regolare o addirittura non si è lavorato del tutto.

Per che periodo si applicano le facilitazioni?

Le facilitazioni si applicheranno al periodo che va dal 1 febbraio al 24 novembre 2020, per chi ha già richiesto la residenza permanente.

Per chi farà richiesta dal 24 novembre in poi non si conosce la data del termine delle facilitazioni.

Il 24 novembre è il giorno di pubblicazione della legge e per ora il governo non ha posto un limite temporale.

Lo farà quando probabilmente la situazione tornerà alla normalità.

Melbournians going back to normal life, having a coffee
AAP Image

Chi è dentro e chi è fuori

Al centro delle facilitazioni c’è il concetto di "lavoro non conforme alle regole del visto".

Ha diritto a queste nuove agevolazioni chi ha lavorato meno di 35-38 ore a settimana, chi ha preso ferie non pagate e chi ha subito un’interruzione del lavoro a causa della chiusura forzata per legge di certe attività commerciali, come ad esempio nella ristorazione.

Il termine inglese utilizzato è ‘stood down’.

Bisogna però dimostrare che questo è avvenuto a causa del COVID-19 e non per altre motivazioni, e che soprattutto si tratta di situazioni dove il contratto di lavoro è ancora valido.

È necessario allora poter dimostrare che, finita l’emergenza o in circostanze più favorevoli, le persone che sono state “stood down” ritorneranno a lavorare a tempo pieno con il loro sponsor.

L’unica categoria che non rientra in queste facilitazioni è quella di chi ha concluso definitivamente il contratto di lavoro, come nel caso di chi è stato licenziato nel senso tradizionale della parola e non tornerà più a lavorare in futuro con lo sponsor. 

Riassumendo:

  • È necessario che il contratto di lavoro sia in essere e che tutte queste variazioni al lavoro riguardino solo le ore lavorate, senza aver cambiato le proprie mansioni
  • Avendo lavorato meno ore, alla fine dell’anno lo stipendio dovrà essere inferiore a quello pattuito con il visto, e questo è accettabile purché nel periodo dove invece si ha lavorato full time, lo stipendio sia ancora conforme e proporzionato.

Concessioni anche per gli over 45

C'è anche un'ulteriore concessione per le persone che hanno superato la soglia massima di età per la residenza permanente.

Normalmente queste persone oltre i 45 anni, o oltre i 50 per chi rientra in una legge vecchia, possono avere la residenza permanente solo se lavorano per tre anni con lo sponsor a uno stipendio molto alto.

Quest’anno il minimo è di 153.600 dollari.

A causa della pandemia, molte persone non hanno potuto lavorare sempre a tempo pieno e non potranno raggiungere questa soglia minima di stipendio.

Anche in questo caso, le persone con visto TSS 482 o 457 che non hanno raggiunto la soglia minima possono comunque far richiesta di residenza permanente, purché lo stipendio sia rimasto conforme nel periodo i cui hanno lavorato full time.

Questa facilitazione parte dal 1 febbraio 2020, quindi prima di quella data non ci saranno concessioni.

Ascolta l'intervento di Emanuela Canini su SBS Italian.

Una nuova legge aiuta chi non ha lavorato per il coronavirus a prendere la residenza permanente
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