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(pexels.com/Belle CO)

Come il governo Morrison potrebbe raggiungere l’obiettivo di accogliere meno immigrati in Australia.

By
Carlo Oreglia
Published on
Friday, November 23, 2018 - 12:21
File size
30.29 MB
Duration
16 min 33 sec

L’immigrazione in Australia è ancora al centro del dibattito, dopo che il primo ministro Scott Morrison ha preannunciato tagli al numero di immigranti a cui verrà concesso arrivare in Australia. 

Morrison ha dichiarato di voler tagliare il numero di immigrati in Australia di 30,000 unità, per risolvere il problema delle città sempre più congestionate dal traffico. 

Ma come potrebbe raggiungere l’obiettivo?  

“Di modi possibili ce ne sono”, ha dichiarato l’agente d’immigrazione Emanuela Canini ai microfoni di SBS “bisogna vedere quali attueranno”.

“La dichiarazione di Morrison lascia il tempo che trova perché non aggiunge niente a quello che già è stato fatto”.

Innanzitutto va notato che tagliare semplicemente il numero massimo di immigrati in arrivo ogni anno (attualmente fisso a 190mila) non avrà necessariamente il risultato desiderato: chi ha i requisiti presenterà comunque la sua richiesta e se non venisse approvata quest’anno, sarà in fila per l’anno successivo.

Cosa che è successa già nell’anno 2017-18, quando sono stati assegnati 30,000 visti in meno senza bisogno di diminuirne il numero ufficiale ma semplicemente aumentando le tempistiche della procedura. Morrison, ricorda Emanuela Canini, in passato si era espresso contro la riduzione dell’immigrazione, salvo ripensarci una volta diventato primo ministro.

Questo è il primo metodo indiretto per diminuire il flusso migratorio, a cui se ne aggiunge un altro, l’inasprimento dei requisiti dei visti. Meno persone sono idonee ai nuovi requisiti, meno richieste ci saranno, secondo il pensiero del dipartimento d’immigrazione.

“Mettendo tutte queste cose insieme, forse l’unica riduzione avviene per sfinimento o rinuncia.”

Il problema nasce però dal numero delle richieste, che sono talmente tante che qualcuno idoneo si troverà sempre, “è solo la selezione che aumenta” spiega Emanuela Canini.

Con l’inasprimento dei visti inoltre, le richieste si spostano dal visto più complesso da ottenere a quello meno difficile. Esempio attuale, il picco di richieste che stanno avendo i Partner Visa.

Il pm Morrison dovrà presto ufficializzare la sua posizione in vista delle eelzioni federali dell’anno prossimo. Il tetto attuale all’immigrazione è di 190,000 persone, che già da quest’anno si è ridotto a 160,000 per via dei ritardi nello smaltimento delle pratiche.

Un altro tema centrale per Morrison è il coinvolgomento degli stati e dei territori.

I premier dovrebbero in base alle loro esigenze e alle infrastrutture decidere se aprire le porte o meno dei nostri stati. La decisione finale però sarà sempre federale.

È un approccio al problema che può funzionare, visto che le lamentele maggiori arrivano dal Victoria e dal New South Wales, che potrebbero decidere di imporre un limite più basso rispetto ad esempio al South Australia, che da parte sua al momento fa di tutto per attirare immigrati ma con scarsi risultati.

Tagli all'imigrazione e soprattuto delocalizzazione dei migranti a favore delle zone rurali sono i punti cardine del pensiero di Morrison sull’immigrazione. “Il problema è trovare chi ci voglia andare però” ribatte Emanuela Canini, sottolineando la necessità di rendere veramente queste aree più attraenti e con più accessibilità ai servizi.

Qualche risultato si potrebbe raggiungere se ogni Stato sviluppasse una politica a sé, mirata alle proprie esigenze, come ad esempio già fa il NT, ma allo stesso tempo è necessario che i requisiti vengano allentati, pena l’effetto opposto, ovvero la diminuzione delle richieste.

Il vero problema in realtà non è legato alle residenze permanente.

La tesi di Abul Rizvi, ex vice segretario del Dipartimento dell’ Immigrazione, è che un taglio all'immigrazione permanente in Australia avrà un impatto "minimo" sulla congestione nelle città, perché la causa principale del problema sarebbero in realtà gli immigrati temporanei, soprattutto gli studenti internazionali.

Tesi sposata da Emanuela Canini che sottolinea come il numero di visti temporanei rilasciati lo scorso anno sia salito a 8,7 milioni, un numero che la diminuzione di 30.000 residenze permanenti non scalfirebbe nemmeno.

Ridurre i visti temporanei però è un grande problema per il governo, dato che portano ingenti entrate nelle casse federali, grazie agli alti costi per richiederli e per passare da un visto all’altro.

per approfondire
I 5 lavori migliori per ottenere la residenza permanente in Australia nel 2017-18
Professionisti, tecnici e manager sono tra le occupazioni che hanno avuto più successo nell’ottenere la residenza permanente nel 2017-18.

 

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