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Sydney (pexels)

Martedì sera il ministro delle infrastrutture Alan Tudge ha presentato la nuova proposta per risolvere i problemi causati dall'aumento della popolazione delle grandi città. Si potrebbere riassumere così: migranti benvenuti, ma non nelle metropoli.

By
Magica Fossati, Francesca Valdinoci
Published on
Friday, October 12, 2018 - 12:28
File size
25.77 MB
Duration
14 min 5 sec

Da tempo si discutono diverse soluzioni al problema della sovrappopolazione nelle grandi metropoli australiane e di come fare ad assorbire adeguatamente la crescita accelerata dei centri urbani.

Il governo federale ha avanzato una nuova proposta per rispondere al problema: si vorrebbe imporre una condizione ai visti permanenti che obbligherebbe gli immigrati ad abitare in una zona regionale per qualche anno. Quanti? Al momento si parla di 5 come, ci ha spiegato l'agente di immigrazione Emanuela Canini.

La proposta del governo
Il piano Morrison per l'immigrazione: via dalle grandi città
Fino al 45 per cento degli immigrati permanenti potrebbero essere dirottati su visti che li obbligano a passare "almeno alcuni anni" nelle aree regionali o in stati meno popolosi, come il South Australia.

Si tratterebbe però di una misura complessa da implementare, ha commentato Emanuela Canini ai microfoni di SBS Italian. A suo parere, controllare la residenza effettiva di chi si trasferisce fuori città non sarebbe facile. Il visto regionale di sponsorizzazione, ha ricordato, ha già una condizione che obbliga il lavoratore a rimanere impiegato con lo stesso sponsor per 2 anni, obbligo che è sia per lo sponsor sia per il lavoratore.

“Vorremmo vedere delle facilitazioni per chi sceglie le regioni, ma finora non è stato fatto” Emanuela Canini

Il primo ministro Scott Morrison ha dichiarato che lo scorso anno finanziario sono stati rilasciati circa 160.000 visti permanenti, quindi meno dei soliti 190.000 annuali, ma Canini ha sottolineato che tanti di quelli a cui il visto è stato rifiutato hanno fatto ricorso e sono ancora in Australia.

Molti altri sono ancora in attesa di una risposta alla richiesta di visti che prima venivano processati velocemente e ora meno. La cifra di 160.000 è comunque decisamente contenuta se paragonata ai milioni di visti temporanei concessi ogni anno (working holiday visa, student, ecc.). Tra l'altro sono proprio i detentori di queste tipologie di visto ad affollare maggiormente le grandi città.

Ma cosa intende il governo quando parla di aree regionali? L'espressione zona regionale attualmente si riferisce a tutta l'Australia, ad esclusione di Sydney e Melbourne ma è possibile che verrà esclusa da questa definizione anche l'area del Central QLD (Brisbane, Sunshine Coast e Gold Coast), perché nel corso degli ultimi anni è diventato la terza destinazione preferita degli immigrati recenti.

Quanto è semplice ottenere un visto di residenza nelle aree rurali? Non molto, secondo Emanuela Canini. Ad esempio il South Australia, inclusa la capitale Adelaide, vorrebbe attrarre più immigrati ma allo stato attuale concede nomination per i visti a punti solo ad un esiguo numero di richiedenti. I requisiti sono difficili da soddisfare, dichiara Canini, che non si sorprende quindi che non ci sia tanta affluenza verso questo stato.

"Bisogna aver studiato o lavorato lì [in SA], oppure avere già dei familiari residenti o avere 80 punti" Emanuela Canini

Oltre ai cavilli applicati da alcuni Stati per l'ottenimento dei visti a punti, ci sono anche le difficoltà per l'ottenimento dei visti di sponsorizzazione regionale. Emanuela Canini sottolinea che l’anno finanziario scorso ha visto circa il 50% di rifiuti alle richieste del visto regionale 187.

Non solo, anche l’aumento delle tempistiche di esame delle richieste, arrivate ben oltre l'anno, ha costituito un deterrente. Il Dipartimento parla di frodi, di posti di lavoro creati appositamente da sponsor compiacenti o inesistenti, ma secondo Canini certi rifiuti vengono giustificati con il mancato requisito della genuine position, in base ad una valutazione talora opinabile dell’impiegato dell’immigrazione, che stabilisce che un determinato ruolo non serve ad una determinata attività commerciale.

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