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A giochi fatti è facile criticare il lavoro altrui, ma non mi aspettavo che Mancini, nella partita pareggiata faticosamente con la Polonia, lasciasse in panchina per 70 minuti Chiesa, ovvero il miglior giocatore italiano del momento, l’unico capace di dare una scossa alla squadra e creare superiorità numerica.
Senza di lui l’attacco non è esistito nel senso letterale del termine: zero gol, ma anche zero palle-gol. Eppure il ventenne figlio d’arte aveva dimostrato nel suo breve curriculum azzurro d’essere importante se non decisivo. Bisognava tenerne conto.
Nell’amichevole con l’Argentina cambiò passo alla squadra entrando nel secondo tempo. In quella con l’Inghilterra gli bastarono 35 minuti per conquistare il rigore del pareggio. Come è accaduto venerdì sera con la Polonia. Nel ko con la Francia fu il solo a non perdere la sfida con Mbappè e Griezmann. E ancora. Contro l'Olanda confezionò l’assist per il gol di Zaza e sfiorò il raddoppio.
“Non dobbiamo caricarlo di responsabilità”, il messaggio di capitan Chiellini. Ma bisogna farlo giocare come Deschamps ha fatto proprio con il giovanissimo Mbappè o come si comportò Loew nel 2010 con l’imberbe Müller, passato in un anno dalla primavera del Bayern alla Nazionale.
Quelli buoni devono giocare, indipendentemente dall’etá. Le specie protette sono altre.
Lo stesso discorso riguarda Benassi rimasto ai margini nonostante si sia dimostrato il meglio del bigoncio a centrocampo. Perchè? Per sua e nostra fortuna, il ct ha dato fiducia a Bernardeschi che ha sfiorato il gol in due occasioni e che nel secondo tempo poteva giocare da interno per aumentare il tasso tecnico d’un reparto asfittico.
Importante anche la prova di Belotti, subentrato in clamoroso ritardo all’indolente Balotelli. Di lui è piaciuto il carattere con cui s’è calato nella partita cercando non solo di dialogare con i compagni ma anche di dettare il passaggio in profondità.
La nuova Italia, chiamata domani a ripetersi a Lisbona contro il Portogallo orfano di Ronaldo, deve ripartire da questi giocatori, non può farne a meno trattandosi di uomini che, al di là del fatto tecnico, hanno via agonistica e forte temperamento.
Alla vigilia del Mondiale vinto in Spagna, Bearzot disse al compianto Arpino e a chi vi scrive: “In Nazionale cerco di portare gente con gli attributi anche se magari con minor tasso tecnico di altri. Per esempio Marini (mediano dell’Inter, ndr) non è un fuoriclasse, ma lotta fino all’ultimo secondo. Di questi giocatori ho bisogno per fare bene in Coppa del Mondo”. Così bene che poi la vinse dopo aver sfiorato il titolo quattro anni prima in Argentina. L’incontro con i polacchi dovrebbe essere servito al nuovo ct per capire chi è degno di vestire l’azzurro e chi no. Già che abbiamo pochi uomini di classe, non possiamo commettere errori nelle scelte.
Ci sarà anche un motivo se Pellegrini non è titolare nella Roma e Gagliardini non giocherá la Champions League con l’Inter. Impossibile, invece, prevedere che Jorginho, l’unico playmaker in rosa, steccasse il primo tempo al punto da regalare il pallone del gol agli avversari. Poi s’é autorevolmente ripreso nel secondo tempo quando finalmente ha avuto qualche compagno cui passare il pallone.
L’interrogativo di maggior peso riguarda Insigne e Balotelli, deludenti a dire poco. Del primo c’è da capire perché in Nazionale si comporta in maniera anonima anche s’è inserito nel tridente d’attacco: mai una giocata geniale, un tiro in porta, un assist; come non averlo. Non può essere sempre colpa del tecnico che non lo valorizza, del campo infame o dell’umidità eccessiva.
Su Balotelli abbiamo finito le parole.
E qui la domanda è quella che si sono fatti i tifosi davanti alla tv: “Vale la pena aspettarlo ancora? Anche per rispetto dei compagni?”. A Lisbona stia in panchina o in tribuna.
Mentre noi aspettiamo un segnale dall’Italia, Luis Henrique ha portato la Spagna a battere l'Inghilterra a Wembley. Pronti via, le Furie Rosse hanno ritrovato l’antica verve. Come? Facendo leva sul centrocampo. “Se siamo forti in mezzo, possiamo battere chiunque”, la filosofia del coach iberico che rifá il verso a Guardiola. In questo reparto noi invece siamo dei “frillini”. Per lo stesso motivo la Juventus non ha rivali in Serie A. Qualcuno ci rifletta.
Intanto la Nazionale, dopo il pari casalingo nell’incontro inaugurale, si gioca mezza Nations League contro il Portogallo privo di Ronaldo. E il Portogallo è campione d’Europa. Per Mancini il cammino è in salita. Ma si sapeva.
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