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E' cambiata la Roma, ed è cambiata in peggio rispetto a pochi mesi fa. I risultati sono eloquenti: 5 punti nelle prime 5 giornate, un distacco abissale dalla vetta e una difesa colabrodo con 9 gol al passivo, peggio solo Genoa, Frosinone e Chievo. Più la sonora sconfitta in Champions League.
Possibile che Di Francesco, dopo aver portato i giallorossi al terzo posto in Serie A e sfiorato la finale europea, sia diventato così brocco da rischiare la panchina? Già si fanno i nomi di Conte, che però non ha risolto il rapporto con il Chelsea e poi vuole una grande club, di Montella, sarebbe un ritorno dopo i fallimenti con Samp, Milan e Siviglia, e del francese Blanc. Solo un giochino? Chissà.
La società giustifica Di Francesco che però non può fallire i prossimi impegni con Frosinone e Lazio per rafforzare una posizione oggettivamente precaria nell'immaginario popolare. La sconfitta di Bologna è pesante per il modo con cui è maturata. Ci voleva questa Roma dissennata per resuscitare la squadra di Pippo Inzaghi che fino a ieri non aveva segnato neanche un gol.
Resta una realtà da tregenda: squadra senza identità, cambiata a piè sospinto nella formazione e nel modulo, ma soprattutto senza vis agonistica.
Il mercato in uscita ha indebolito la rosa: una cosa sono Alisson, Nainggolan e Strootman; un'altra Olsen, Cristante, Nzonzi e Pastore. In particolare le cessioni dei due centrocampisti, pur rispondendo a logiche finanziarie, non hanno senso sul piano tecnico e caratteriale.
Nella Roma di oggi mancano i giocatori con gli occhi di tigre.
Quei due li avevano e si facevano sentire nei momenti bui. Non c'è leadership nello spogliatoio e in campo. De Rossi è ai titoli di coda, Dzeko pare un animale in pena, di Schick si sono perse le tracce, Perotti gioca al 50%. Miscelate il tutto e vi renderete conto perché i giallorossi sono scesi così in basso in classifica: dietro appena 4 squadre.
Il presidente Pallotta, sempre troppo lontano da Roma e dalla Roma, s'è detto disgustato della prova dei suoi, giusto. Ma sarebbe bene che facesse un esamino di coscienza. Fra i colpevoli non ci sono soltanto i giocatori e l'allenatore, c'è anche la società.
