Quando qualcuno dice ‘Che bella foto’ c’è qualcosa che non va; dovrebbe dire ‘Che bel posto!' secondo il fotografo Francesco Vicenzi.
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L'importante è seguire il sole, non essere pigri e diventare invisibili. Non sono i consigli di un guru per affrontare meglio le sfide del quotidiano, ma le regole per fare un buono scatto secondo Francesco Vicenzi, fotografo e direttore di Organic Photo.
Dopo aver scoperto tutti i segreti della 'food photography', questa volta approfondiamo il tema della fotografia di paesaggio e di viaggio. Cominciamo dalla prima delle cinque regole d'oro del fotografo genovese: esserci. Spesso si dice che la fotografia immortali un momento ma, nel caso di reportage di viaggio o di un paesaggio, bisogna saper trovare il luogo giusto oltre al momento.
'Spesso la fotografia di paesaggio è il punto di arrivo di un trekking, di una camminata di una esplorazione o di un viaggio'
Al secondo e al terzo posto vengono due aspetti fondamentali della fotografia, ovvero la composizione e la luce: ‘Si può avere tutta l’attrezzatura possibile, ma non c’è nulla che possa rendere interssante una luce noiosa’
La quarta regola è non essere pigri; spesso lo scatto migliore richiede di mettersi in movimento, alzarsi all'alba, viaggiare o scalare una montagna. Ad oggi, lo scatto preferito di Francesco infatti gli è costato ben 11 giorni di trekking!
La quinta e ultima regola, ci spiega Francesco, è mettere da parte l’ego; ‘Un buon fotografo è come un buon attore, deve diventare invisibile’.
La fotografia di paesaggio ha qualcosa di meditativo e più lento rispetto a foto di altri soggetti, oltre ad richiedere accorgimenti tecnici. Chi è dietro l'obiettivo, che sia professionista o dilettante, deve avere molta pazienza. Come ci ha raccontato Francesco, durante un viaggio in Guatemala l’attesa per scattare al momento giusto la foto ad un vulcano è stata di due ore per poter sfruttare 15 minuti durante i quali le nuvole si sono diradate.

Soprattutto nella fotografia di paesaggio, il trend oggi è di ritoccare molto le immagini ma Francesco preferisce aspettare la foto giusta piuttosto che correggere uno scatto sbagliato.
‘Ritoccare vuol dire che correggere qualcosa che già in partenza non era perfetto quindi meglio aspettare un momento con una luce migliore piuttosto che passare lo stesso tempo di fronte al computer’
Eppure, nonostante la perizia del professionista ben equipaggiato, Francesco non squalifica le foto fatte da cellulari. Il suo consiglio è quello di dotasi di un cavalletto, per potersi concentrare sulla composizione e mantere l’inquadratura costante e precisa.
Da quando Francesco ha fatto il suo primo scatto, a 6 anni a Parigi con una macchina usa e getta, le cose non sono poi molto cambiate: per lui la fotografia è viaggio e il viaggio è fotografia.





