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Kean e la next gen: la scommessa vinta da Mancini

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Italy's midfielder Nicolo Barella celebrates with Italy's forward Moise Kean after scoring during the Euro 2020 football match between Italy and Finland.
Italy's midfielder Nicolo Barella celebrates with Italy's forward Moise Kean after scoring during the Euro 2020 football match between Italy and Finland. Source: AFP

E ora tutti a parlare di questo giovanotto nato a Vercelli da genitori ivoriani il 28 febbraio del 2000 che sta intitolando al suo nome, Moise Kean, alcune fra le più belle e storiche pagine della storia calcistica italiana. A Udine ha segnato la seconda rete dell'Italia alla Finlandia chiudendo la partita. Dicono che sia un predestinato. E il nome, se effettivamente deriva dall'ebraico, significa "Salvatore". Chissà come stanno mordendosi le mani i dirigenti del Torino che se lo sono lasciato scappare dopo averlo avuto dal 2007 al 2010 nel settore giovanile granata. Poi la Juventus. E qui sta maturando con una continuità disarmante. In attesa di diventare titolare fisso in bianconero, ha infranto ogni record. Allegri ha sempre creduto in lui: all'ex ad Marotta disse più volte che quel ragazzo avrebbe sfondato. L'esordio in Serie A fa data al 19 novembre 2016 quando subentrò a Mandzukic con il Pescara. A distanza di tre giorni eccolo a Siviglia in Champions League. E ancora. Al 27 maggio 2017 risale la sua prima rete contro il Bologna. In soldoni è il primo millenial a debuttare nelle due competizioni e segnare in uno dei maggiori campionati europei. L'altra sera è diventato il più giovane calciatore italiano a realizzare un gol in Nazionale dopo Nicolè, prima di Rivera. Predestinato, appunto. Ma con i piedi ben saldi per terra.

Con lui Mancini sta ripetendo l'esperienza fatta all'Inter lanciando in prima squadra un giovanissimo Balotelli che vorrebbe presto riportare in azzurro. Altra scommessa. A differenza però di quest'ultimo, Kean sembra avere più testa. Lo testimoniano le testimonianze dei compagni che elogiano la sua vigilia di lavorare e imparare. In allenamento talvolta si emargina per vedere Cristiano Ronaldo e copiarne le movenze. "Accanto a lui posso solo migliorare", afferma. Per nostra fortuna ha optato per la maglia azzurra piuttosto che per quella ivoriana di colore arancione. È bene esaltarlo senza dimenticare che ha da poco compiuto 19 anni e dovrà mangiare tante pagnotte per diventare un punto fermo della Juve e dell'Italia. Però è sulla buona strada. Con lui, Chiesa, Insigne e Bernardeschi, la next gen, già presente negli altri reparti con Barella, Zaniolo, Mancini, Romagnoli e Donnarumma, si fa largo anche in attacco.

Moise ha il pregio di giocare da centravanti come da seconda punta o da esterno.  Non appena s'è avvicinato alla porta avversaria, ha trovato il gol. A medio raggio potrebbe fare coppia con Chiesa (o Balotelli?) e permettere a Bernardeschi di vestire i panni del trequartista. È quanto s'è visto nell'ultimo spicchio di partita quando Quagliarella ha preso il posto di Immobile. E il doriano, rientrato in nazionale dopo oltre 8 anni, ha esaltato il portiere finnico e colpito l'incrocio dei pali, sempre su assist del Berna. Ma non va dimenticato il lavoro oscuro di Immobile che l'ha mandato in gol.

Nell'alveo della next gen, il podio spetta però al 22enne Barella, protagonista d'una prova superlativa: intanto ha spaccato la partita al 7' con un tiro in controbalzo che ha beffato il portiere grazie anche alla deviazione di Vaisanen; poi ha morso le caviglie di tutti gli avversati che gli capitavano a tiro; per ultimo non ha avuto paura di servire in profondità i compagni. Più coraggioso di Jorginho e Verratti. Possiamo solo augurarci che il Cagliari lo ceda a un club italiano nonostante le sirene in arrivo da mezza Europa.

Ci saremmo aspettati qualcosa di meglio dalla Nazionale dopo la sua rete. Invece il possesso-palla è stato così sterile che l'Italia, prima del raddoppio, aveva tirato in porta solo due volte. Troppo cadenzata la manovra contro una squadra schierata con 5 difensori, 4 centrocampisti e una punta, brava davvero a chiudere ogni spazio. In questa fase della partita è mancato l'apporto dei due esterni Biraghi e soprattutto Piccini che mai sono arrivati sul fondo. Ma non dimentichiamo che la nazionale si ritrovava dopo 5 mesi di sonno e che il risultato poteva essere più sostanzioso per i due rigori negati dall'arbitro (niente Var nelle qualificazioni) e le due palle-gol di Quagliarella. C'è chi sta peggio. La Spagna ha vinto di misura e il Portogallo ha pareggiato. A breve sapremo cosa cambierà Mancini in vista dell'impegno di domani a Parma con il modesto Liechtenstein cui bisognerà segnare parecchi gol per avere una buona differenza-reti. Probabili gli inserimenti di Spinazzola, Romagnoli, Zaniolo e Quagliarella dal primo minuto.

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Published

By Filippo Grassia



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