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I numeri non lasciano molto spazio all’interpretazione: 1 australiano su 3 si è dichiarato non religioso nell’ultimo censimento. Si tratta di un cambiamento sostanziale se si considera che negli anni ’60, l’88% degli Australiani si dichiarava cristiano e che, nel 1954, la percentuale dei 'non religiosi' era inferiore all'1%.
Secondo alcuni, il risultato potrebbe essere stato influenzato da come la domanda è stata formulata nel modulo del censimento. Secondo Kylie Sturgess, Presidente di Atheism Association of Australia, il campo relativo alla religione nel modulo del censimento non avrebbepreso in considerazione nel modo giusto chi non si sente parte di una delle principali professioni di fede rendendo quasi obbligatoria la scelta dell’opzione ‘nessuna religione’.
Nonostante abbia perso numerose posizioni, la religione cristiana rimane comunque una delle confessioni principali; oltre metà della popolazione. Accanto alla fede Cristiana, stanno crescendo altre confessioni.
In 10 anni i fedeli musulmani sono cresciuti dal 2.1% al 2.6% in 10 anni; mentre i buddisti dal 2.1% al 2.4%. L’Induismo ha avuto un incremento di 1,2 punti percentuali, crescendo proporzionalmente più delle altre confessioni.
Ovvimente questo dato riflette il cambiamento nei flussi migratori degli ultimi anni e quindi anche il dato relativo alle lingue parlate. Il mandarino ha rafforzato la sua posizione come seconda parlata lingua dopo l’inglese e l’arabo mantiene salda la sua posizione al terzo posto. La nota dolente arriva proprio per l’italiano: scalzato sia da vietnamita che da cantonese e quindi retrocesso al quinto posto della classifica delle lingue parlate.
Nel giro di dieci anni, rispetto ai dati del Censimento del 2006, la situazione è decisamente cambiata: allora l’Italiano era infatti la seconda lingua d’Australia.
Una fotografia a tinte più tenui quella della comunità italiana tratteggiata nell’ultimo censimento, mentre l’Australia diventa più vecchia, più cosmopolita, meno religiosa e sempre più asiatica.
