Ascoltiamo la terza parte della sua storia
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“Se ti aspetti troppo dalla vita finirai con parecchie delusioni”
Il pessimismo di Leopardi e di Schopenhauer , che lui traduce in ‘realismo’, diventano la sua linea guida di vita: basta non aspettarsi troppo dalla vita e sei contento. Infatti Sam non ha mai preteso molto dalla vita, che pero’ gli ha dato moltissimo, forse piu’ di quanto egli stesso si aspettasse. Si considera fortunato, forse anche grazie al suo secondo nome, per l’appunto Fortunato. Gode di una buona salute, sebbene nato da genitori molto anziani.

“Quando nacqui mi chiamarono Salvatore ma aggiunsero anche il nome Fortunato”
Sam si lascia andare ad alcune riflessioni sulla grandezza dell’Italia, dai grandi del rinascimento ai musicisti. Con rammarico nota come purtroppo i nostri giovani si sentano italiani solo per via della Ferrari, quando pensano alla grandezza dell’Italia, pensano alla Formula Uno. Sente la frustrazione di non essere riuscito nemmeno egli stesso, sempre così innamorato della cultura italiana, a inculcare il senso della grandezza del nostro patrimonio culturale. Parla dell’amicizia con l’allora presidente del Coasit, Joe Fin, che incontra quando non è ancora sposato.

“Ancora findanzati, comprammo la casa con un deposito di 600 sterline”
Con Renata decide di comprare un terreno su cui costruire la loro prima casa. Hanno circa 600 sterline che mettono di deposito, ma poi finiscono di pagare la casa in dollari, visto che in Australia nel frattempo si era passati dalla sterlina al dollaro. Tra i suoi vicini c’è Joe Fin, con il quale e con suoi ben 8 figli, diventano un’unica famiglia. Parla anche di un altro italiano, Frank Sbisa, l’arbitro di calcio più conosciuto tra gli italiani.
“La vita mi ha dato più di quanto io abbia sperato“
Nello scavare nella memoria, che definisce un crivello, ricorda il suo primo incontro con la morte all’età di nove anni: è un suo zio, che lavora l’argilla e nello scoppiettare del fuoco per la cottura dell’argilla una spina velenosa lo colpisce, prende il tetano, che lo uccide. Ricorda quando le mogli davano del voi al marito. Conserva anche vivida l’immagine di una coppia che mangiava dalla stessa scodella. Ricorda di quando all’età di 10 anni incontra un meccanico che cerca di verniciare una vespa ma non riesce ad ottenere il colore giusto. Sam, istintivamente, gli da dei consigli su come mescolare i colori ottenendo la tonalità perfetta per la Vespa. Si considera un autodidatta per tutte le cose che ha fatto nella vita.

“La memoria è come un crivello, come un setaccio, i pezzi grossi rimangono e il resto se ne va“
Ricorda l’incontro con Victor Chan, cardiochirurgo di fama internazionale e pioniere dei trapianti di cuore, anche questa volta per una pura coincidenza, in un parcheggio. Victor sta cercando di far partire la sua macchina, senza riuscirci. Sam si offre di dargli un passaggio in un ospedale dove lavora. Nasce una buona amicizia. Victor Chan sarà assassinato, in un tentativo di estorsione fallita contro di lui, evento che è ancora oggi fonte di turbamento per Sam. Un altro incontro che ricorda volentieri è quello con Fulvio Bordon, conosciuto all’istituto Italiano di cultura, dove parla della fabbrica dei sogni, ossia del cinema di Hollywood. Bordon è autore del grande successo teatrale Le ultime Lune, portato poi sulle scene qui in Australia dal regista e attore di teatro Annibale Migliucci. Da buon siciliano, Sam ci confessa di essere un accanito lettore di Camilleri.

Sam gioca ancora a tennis, a dispetto di alcune protesi alle ginocchia, convinto che è importante tenersi sempre in movimento. Perchè, come diceva Einstein : “Life is motion” La vita è movimento!
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