Al suo rientro in Italia dall'Argentina, Marcello Costa decide di iscriversi alla facoltà di medicina dell’università di Torino. Esprime belle parole per il suo straordinario professore di anatomia, il dottor Giuseppe Levi. Quel periodo gli riserba il privilegio e la fortuna di incontrare personaggi del calibro dei premi Nobel Renato Dulbecco, Salvatore Lauria e Rita Levi Montalcini.

Ascoltiamo la terza parte della sua storia
“All’Università di Torino ho usato lo stesso banco di studio del premio Nobel Rita Levi Montalcini”
Con il Dipartimento di anatomia di Torino, Marcello Costa ha un legame fortissimo, soprattutto per avervi conosciuto tanti giovani reduci dalla lotta partigiana, dalla quale tuttavia non erano ritornati tanti altri colleghi. Un pensiero speciale va al suo fratellastro Guy, morto in montagna nella sua lotta contro il fascismo.

"In Australia ho fatto un mare di cose e se dovessi rifarle, le rifarei"
Dando uno sguardo alla sua vita nel suo complesso, Marcello si considera fortunato di essere stato un pioniere in molte delle cose che ha fatto: la consapevolezza di essere stato il primo a fare qualcosa è un’esperienza molto gratificante. Marcello afferma che il segreto per far progredire la scienza risiede nella curiosità: è quest’ultima che spinge ad approfondire lo studio e la ricerca. E la curiosità non lo ha mai abbandonato, i suoi studi continuano grazie anche ad un ambiente che glielo consente.

Marcello Costa dice anche di provare una forte ammirazione per tutti coloro che sono arrivati in Australia senza niente e che da zero hanno raggiunto traguardi importanti.

"Penso che l’universo sia pieno di misteri ancora da scoprire e probabilmente alcuni non li scopriremo mai "
Nel corso dell’intervista, Marcello Costa tocca, dal punto di vista dello scienziato, temi trascendentali come il suo rapporto con Dio, con l’universo, con il destino. Questo lo riporta inevitabilmente indietro nel tempo, alla sua decisone di trasferirsi in Australia, al profondo distacco dalla famiglia e da tutto ciò che aveva fatto parte della sua vita. L’intensa corrispondenza con sua madre, di cui conserva gelosamente centinaia di lettere in cui si raccontavano la vita quotidiana, rappresenta oggi una documentazione autentica della sua storia personale e famigliare.

“La lingua italiana fondamentalmente per me rimane la mia lingua madre”
La sua esperienza di emigrazione induce Marcello Costa a consigliare ai giovani che pensano di lasciare l’Italia, di pensarci non una ma tre volte. E una volta presa la decisione di partire, mai abbandonare l’ipotesi di tornare, perché la famiglia è fondamentale nella vita di ognuno di noi. Nel suo rapporto con il figlio Andrea, Marcello dice di avergli dato la massima libertà, di averlo portato in giro per il mondo e di avergli trasmesso l’amore non solo per la famiglia ma anche per le lingue. In particolare per la lingua italiana.
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