“Fermate le guerre e combattiamo uniti contro il coronavirus”. Utopico, bellissimo e disperato, il messaggio non è mututato da una letterina a Babbo Natale, ma è l'appello lanciato nelle ore scorse del Segretario Generale delle Nazioni Unite. Nel giorno in cui i dati della pandemia di covid-19 rivelano che i contagiati hanno raggiunto quota 380mila e le vittime sono oltre 16,500, Antonio Guterres ha convocato una conferenza stampa nel corso della quale - parlando in streaming dal suo studio nel palazzo di vetro di New York - ha chiesto di concentrare gli sforzi internazionali nella lotta alla pandemia globale. Destinatari della missiva, tutti in Paesi in conflitto.
Attualmente sono una quindicina: la Siria è giunta al decimo anno di guerra civile, in Yemen si combatte dal 2015, mentre da circa 12 mesi la Libia è martoriata dalle fazioni in lotta. Non solo, nel mondo si uccide anche in Somalia, in Sud Sudan e in Congo, e gruppi affiliati ad Al Qaeda mietono vittime in Mali e in Burkina Faso, in Nigeria e in Sudan, in Iraq e nel Sud-Est asiatico. Senza parlare della Colombia, dove non tutti rispettano gli accordi di pace stipulati nel 2016, dell’Ucraina orientale, dove si combatte da più di 6 anni, e dell'Afghanistan.
A tutti gli attori di questi conflitti, l’ex Primo Ministro portoghese ha chiesto di deporre le armi e di prendere spunto dallo spirito di collaborazione che sta animando i governi di tutto il pianeta, alle prese con la guerra contro un nemico invisibile ma capaci di unire gli sforzi anche in un momento estremamente delicato. “Mettete da parte l'animosità e rinunciate alle ostilità – ha chiesto il settantenne Guterres, alla guida dell'ONU dal primo gennaio 2017 – perché il coronavirus non fa distinzione di etnia, religione o nazionalità e colpisce indistintamente tutti, soprattutto i più deboli – dalle donne incinte agli anziani, dagli infermi ai rifugiati”.

Nel suo appello, Guterres ha poi fatto riferimento alle strutture sanitarie al collasso nei Paesi in via di sviluppo, spiegando che gli ospedali sono già allo stremo a causa dei conflitti in corso, e che non riuscirebbero ad affrontare le conseguenze di una massiccia epidemia di covid-19. “La furia con la quale si abbatte il coronavirus è la dimostrazione di quanto la guerra rappresenti una follia” ha aggiunto.
Nella circostanza, Guterres ha confermato che nei prossimi giorni si incontreranno i rappresentanti del G20, i quali discuteranno tra l’altro anche la possibilità di destinare 2 miliardi di dollari in pacchetti di aiuti ai Paesi del sud del mondo. Ma che i leader delle maggiori economie mondiali chiederanno a gran voce alle istituzioni finanziarie globali – dalla Banca Mondiale al Fondo Monetario Internazionale – di mettere in campo tutte le risorse necessarie per rispondere ai bisogni dei governi e per ridurre l’impatto della crisi scatenata dal covid-19.
Dal canto suo, la direttrice dell’IMF Kristalina Georgieva ha spiegato che il Fondo ha intenzione di sbloccare tutta la liquidità a sua disposizione – circa mille miliardi di dollari statunitensi – e che nel frattempo ha già ricevuto richieste di aiuto da parte di 80 Paesi del mondo. Molti di più di quelli attualmente in guerra.
