
Ascoltiamo la sua storia
“Il trasferimento a Sydney è una di quelle combinazioni di cui si stenta a credere.”
Dario, torinese di nascita, vive dall’età di 11 anni fino a 29 a Buenos Aires, in Argentina, dove il padre, dipendente della Fiat, era stato trasferito nel 1954 con tutta la famiglia. La formazione scolastica e universitaria Dario l’acquisisce pertanto in Argentina. Rientrati in Italia, tramite il padre Mario, viene assunto nel settore marketing alla FIAT Auto. Nel 1989, è trasferito a Napoli come ispettore per le concessionarie Lancia del Molise, in parte della Puglia e del salernitano. Dopo tre anni, stanco della lontananza dalla moglie Silvana e dal piccolo Diego, rimasti a vivere a Torino, manifesta all’amministratore delegato della FIAT la sua disponibilità per un eventuale trasferimento nell’ufficio di rappresentanza della Fiat Auto a Sydney.

“Devo dire grazie all’Australia che mi ha permesso di completare la mia crescita professionale, economica e umanitaria”.
Con sua grande sorpresa, a Dario viene offerto il posto di rappresentanza a Sydney. Per la moglie Silvana, il trasferimento a Sydney rappresenta in realtà un rientro nel suo luogo di nascita e un avvicinamento a sua madre e a sua sorella. La sua famiglia, di origini piemontesi, vi si era infatti trasferita negli anni Cinquanta. Dario incontra Silvana nel 1975 in Italia, dove si era recata per un periodo di vacanza. È amore a prima vista e si sposano. Per Dario e soprattutto per Silvana, il trasferimento a Sydney è quindi una di quelle fortuite combinazioni di cui si stenta a credere e che cambia completamente e positivamente la loro vita. Dario parte per l’Australia il 14 febbraio del 1990 e la famiglia lo raggiunge nel settembre dello stesso anno. Dopo un anno e mezzo alla Fiat, Dario prende le redini dell’Alfa Romeo Australia. Qualche anno dopo, a causa degli alti costi e di un calo delle vendite, l’Alfa chiude l’importazione delle auto e mantiene solo il servizio e le parti di ricambio. Con la chiusura dell' ufficio di rappresentanza Dario è richiamato in Italia dalla casa madre. Valutata la situazione, Dario prende una decisione drastica e molto coraggiosa: dà le dimissioni dalla Fiat per rimanere a vivere "down-under".
“Mio nonno paterno è stato ucciso da una bomba piazzata negli uffici tecnici della FIAT ”
Il legame con la Fiat copre tre generazioni della famiglia di Dario. Il nonno materno, emigrato dal Veneto in Piemonte, trova lavoro alla Fiat come operaio nelle ferriere. Lavora sodo e per guadagnare di più fa anche doppi turni. Il nonno paterno, Mario, era invece un tecnico che lavorava su progetti di futuri modelli di auto. Viene ucciso da una bomba piazzata negli uffici tecnici della Fiat auto da un non identificato concorrente, per distruggere alcuni progetti.
“Quella dei miei nonni è stata una vita di sacrifici”
La nonna paterna, riamasta senza marito e con un figlio da mantenere, apre una panetteria. Il padre di Dario, a 14 anni, per aiutare la mamma rimasta vedova, dopo aver fatto le consegne del pane in bicicletta, lavora in banca dove distribuisce la posta nei vari uffici. Il direttore della banca lo manda alla scuola serale dove ottiene il diploma in ragioneria per poi fare carriera in banca.

“Mio padre ricevette due lettere dal personale della Fiat per un colloquio di lavoro che strappò”
Dario segue un pò le tracce di quello che avevano fatto suo padre e il nonno paterno. La Fiat invia a Mario, il padre di Dario, due lettere per un colloquio di lavoro che lui strappa. Non avendo ricevuto risposta, i dirigenti della Fiat gli mandano una vettura di servizio con autista per chiedergli un colloquio. Mario questa volta accetta anche per sapere in cosa consistesse ll lavoro e lo stipendio. L’offerta è talmente alta da non poterla rifiutare. Dopo un anno la Fiat lo trasferisce in Argentina, dove diviene direttore finanziario di tutti i settori Fiat.

“Non sono il cittadino di una sola nazione ma il risultato di diverse nazionalità”
Dario ha vissuto 29 anni in Italia, 18 in Argentina e 27 in Australia. Non si considera cittadino di una sola nazione ma il "prodotto" di diverse nazionalità, di diversi usi e costumi. A conclusione della nostra intervista dice però chiaramente di sentirsi italiano e di amare la cultura e la musica italiana.
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