Ho cominciato a lavorare alla SBS il 31 ottobre del 1994. Ricordo ancora la data, naturalmente, perché per me la SBS era una destinazione naturale e quando fui assunto si realizzò, in un certo senso, il mio sogno australiano. Quasi 23 anni dopo sono ancora qui. Negli anni precedenti, fin dal mio primo arrivo in Australia, ero stato un ascoltatore di Radio SBS e uno spettatore della TV e i miei presentatori preferiti erano Silvio Rivier, Mary Kostakidis e Les Murray. Silvio (scoprii poi che era di origine croata e non italiana, come pensavo) presentava i programmi di attualità, Mary il telegiornale e Les era l’esperto di calcio. Mi stupiva il fatto che Les conoscesse così bene il mondo del football (parliamo di un’epoca pre-internet, pre-pay-tv e pre-satellite) e che sapesse pronunciare perfettamente i nomi delle squadre e dei giocatori non anglo. Ero convinto che fosse di origine brasiliana, perché quando si parlava della nazionale verdeoro snocciolava i vari nomi – Taffarel, Romário, Aldair, Cafú, eccetera, con nonchalance.

Insomma, tornando al mio primo giorno di lavoro alla SBS, vidi Les Murray nel corridoio principale dell’edificio, ma la mia timidezza mi impedì di avvicinarmi e dire qualcosa tipo: “Buongiorno mister Murray, saremo colleghi, ma io sono anche un suo fan”. In pratica, come avrebbe detto Fantozzi: mani due spugne, salivazione azzerata, miraggi. L’incontro avvenne qualche settimana dopo grazie al collega (di entrambi) Tony Palumbo, che era diventato il volto (e la voce) delle partite della Nazionale italiana e delle squadre di Serie A impegnate nelle coppe europee. Come lo stesso Tony ha raccontato nel suo commosso ricordo di Les, Murray si prese la responsabilità di affidare ad un giornalista preparatissimo – ma con un forte accento mediterraneo – la presentazione di queste gare. Altrove gli accenti inglesi, scozzesi, neozelandesi, americani e sudafricani erano accettati, ma quelli wog si ascoltavano solo alla SBS. E c’era gente che si lamentava, spettatori che esigevano che in onda ci andasse “chi parlava bene inglese”, ma Les tirò dritto. Diede anche la stessa possibilità al collega uruguaiano Nepo Washington González, all’argentino Raúl Blanco e ad altri “etnici” che altrove non sarebbero passati neanche dalla reception.

Tony Palumbo ricorda l'amico Les Murray
Essendo giunto in Australia nel 1957 come rifugiato dalla sua Ungheria, László Ürge (questo il suo vero nome) ha sempre avuto una forte empatia con gli immigrati in questo paese e in particolare con i rifugiati. Tanto che fra i tributi apparsi sui social media nelle ultime 24 ore c’è anche quello della Refugee Action Coalition, che ne ha esaltato il coraggio di parlare a favore dei richiedenti asilo. Strenuo difensore del multiculturalismo, Les decise di anglicizzare il suo nome perché László Ürge era difficile da pronunciare per gli australiani che a scuola lo prendevano in giro. Il nome Murray fu suggerito dal padre, visto che Muray vuole dire fiume Mura in ungherese.
Per il suo contributo allo sviluppo del calcio in Australia, Les non è secondo a nessuno. Il suo amico (anima gemella, lo definiva) Johnny Warren, ex capitano della nazionale australiana e commentatore della SBS fino alla sua morte nel 2004, aveva scritto due anni prima un libro intitolato Sheilas, Wogs and Poofters (ovvero femminucce, immigrati e checche) nel quale ripercorreva la sua illustre carriera in un paese che, appunto, considerava allora il calcio uno sport non da veri uomini o da veri australiani. Ma ora che le principali reti TV si contendono i diritti di trasmissione della A-League a suon di milioni, stelle come Alessandro Del Piero vengono a giocare in Australia e i Socceroos si qualificano ormai regolarmente ai Mondiali, possiamo dire, con orgoglio, che Johnny Warren e Les Murray, nel 2017, questa battaglia l’hanno vinta alla grande.
Il tributo di Domenico Gentile
Ieri, quando è giunta in redazione la notizia della morte di Les, è calato un velo di tristezza in tutto l’edificio che ospita la SBS. Alcuni colleghi hanno fatto fatica a trattenere le lacrime e qualcuno non ci è riuscito. 24 ore dopo, visti anche i tributi che da ogni parte sono giunti per rendere onore a quello che per noi era un collega e un amico, appresa la notizia che il New South Wales ha offerto alla famiglia un funerale di stato, e visti al lavoro nelle loro scrivanie i giovani e competenti colleghi che Les ha aiutato ad emergere, non è più la tristezza il sentimento prevalente. Questa mattina alcuni redattori dello Sport hanno collocato all’ingresso degli uffici della SBS una vecchia foto promozionale a grandezza naturale di un Les Murray sorridente. Come a dire: non siate tristi per me, il mio sogno di dare dignità al calcio in Australia io l’ho realizzato.
