
Ascoltiamo la seconda della sua storia

“Il primo contatto con mia madre è stato pittosto freddo”
Dopo il suo arrivo in Australia ha preferito non rispondere alle lettere che riceveva da sua madre. La sua rabbia glielo impediva, fino a quando ha capito che tutto sommato, coltivare astio e rancori non sarebbe servito a niente. Ha così ha cominciato a rispondere alle sue lettere, a conoscerla, a recuperare il tempo perduto, a imparare ad amarla di un amore filiale e ha scoperto la dolcezza che questo produce. Finalmente è giunto il perdono, vissuto da Giancarla come una sentimento liberatorio.

“Dopo avermi avuta, lei è partita tranquillamente per Parigi e mi ha lasciata ai nonni”
L’unico rimpianto è non aver mantenuto un rapporto con il fratellastro Cicci, che non ha dovuto mai sapere che erano fratelli, avendo la madre impedito di dirgli la verità. Di lui sa solo che è vissuto in Francia, faceva il professore. Ma ne ha perso completamente le tracce. Ma perchè tutti questi misteri? C’era la guerra, la madre viveva a Parigi con un parigino che pero’ era al fronte. In uno dei suoi regolari viaggi a Parma per visitare i suoi genitori la madre ha un incontro fugace con un giovane di Parma, dopo una festa a casa di amici. Giancarla è il frutto di questo incontro.

“Il perdono è stato una liberazione anche per me. Non potevo vivere con l’angoscia di non parlarle e di non perdonarla”
Al ritorno a Parigi scopre la gravidanza, ma non ha potuto giustificarla al suo compagno perchè era via al fronte. Sua madre lascia la neonata al nonno che si era risposato e la seconda moglie non poteva avere figli, pertanto Giancarla diventa un vero e proprio regalo e soddisfa il desiderio di maternità della nonna acquisita.La madre di Giancarla ha sempre sostenuto che suo padre non era mai stato messo al corrente che da quell’incontro fosse nata una bimba. In realtà alcuni anni più tardi, Giancarla scoprirà che lo sapeva eccome, solo che ha preferito far finta di non averlo mai scoperto. Questo è stato fonte di grande amarezza. Ha incontrato suo padre una sola volta, a un ristorante dove lui pranzava. Lei lo guardava di sottecchi soffocando il desiderio di dire: sono tua figlia!

"Il fatto che si sia fatta passare da zia anziché da madre è stato per me molto duro da digerire"
Giancarla ritorna sul grande affetto ricevuto dai nonni, l’unica vera ancòra di salvezza nei momenti difficili. Parla anche della possibilità di essere adottata da una sua cugina, molto benestante, ma il costo era che avrebbe dovuto abbandonare i nonni, e questo non lo poteva accettare mai. Aveva giurato a se stessa che mai e poi mai li avrebbe abbandonati.

“Ho ancora tantissimi progetti che hanno bisogno di molto tempo e questo tempo ormai non ce l’ho“.
La sua forte vena artistica la deve a suo zio Giovanni, un pittore di fama, che le ha messo in mano pennelli e colori e le ha dato le basi per diventare la brava pittrice che è oggi, visto che dipinge proprio su tutto, su ceramica, tela, cuscini.
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