Nel primo anno alla Juventus, Platini amava così poco Trapattoni al punto da dire che "l'allenatore conta al massimo per un 20% nelle fortune di una squadra". Non è così.
La percentuale era sbagliata allora per difetto, lo è ancora più adesso che le rose sono e gli impegni si sono dilatati. L'ultima testimonianza s'è avuta sabato sera al San Paolo dove Ancelotti ha impartito una sonora lezione a Gattuso.
Il maestro non ha sbagliato una mossa a differenza del figlioccio che nella ripresa non ci ha capito nulla.
E il Napoli, sotto di due reti, è riuscito a sorpassare il Milan che, dopo aver sfruttato al meglio le uniche palle-gol a disposizione, ha ceduto di schianto. Sotto ogni aspetto. Gli azzurri ne avevano di più fisicamente. Ma la differenza è stata di natura tecnica e soprattutto tattica.
Al minuto 63' Ancelotti ha inserito Mertens al posto di Hamsik cambiando modulo (da 4-3-3 a 4-2-3-1), con i tre piccoletti dietro a Milik, cosa mai piaciuta a Sarri. A distanza di 9 minuti, sul punteggio di parità, ha avuto il coraggio di tirare fuori il goleador Zielinski per dare spazio a Diawara, rafforzare la diga a centrocampo e mantenere l'equilibrio.
A questo punto Gattuso ha perso la trebisonda e la partita. Già aveva tolto Biglia che, pur giocando sotto ritmo, faceva da scudo alla retroguardia: dentro il debuttante Bakayoko. Poi ha richiamato Borini e ha dato spazio a Laxalt invece di disporsi a 5 davanti a Donnarumma con il centrale Caldara. Per i rossoneri una tragedia.
La difesa, senza protezione a centrocampo per l'assenza di un solo mediano di ruolo, ha preso a sbandare. Il sorpasso ha portato la firma di Mertens. Ma in altre 3 occasioni il Napoli ha sfiorato il gol.
Il calcio non è una scienza esatta, ma resta una partita a scacchi disputata di corsa. E a scacchi Gattuso ha dimostrato di avere ancora molto da studiare prima di fare il solletico al vecchio amico Carletto. Ha avuto la bravura e la fortuna di trovarsi avanti di due reti, ma non è riuscito a gestire la situazione anche per l'opaca prova di alcuni suoi giocatori.
Donnarumma incerto, comunque poco reattivo: è scoccata l'ora di Reina. Male i centrocampisti per la scarsa protezione in fase di interdizione di Kessiè e Bonaventura. Non pervenuto l'ex Higuain che pure, con la maglia bianconera, aveva sempre pizzicato la sua ex squadra.
Al di là delle scelte, per quanto possa apparire paradossale, manca un Gattuso al Diavolo, quello che con il forcone puntellava il grande Milan. Al tecnico il compito di trovare una soluzione.
