
Nicola Cerrone ha assorbito gli insegnamenti ed ha raggiunto il suo obiettivo
Ascoltiamo la prima parte della sua storia

“C’erano uomini che lasciavano le loro mogli e non si rincontravano”
Nicola Cerrone, giunge a Sydney nel 1958, all’età di 12 anni, sulla nave Aurelia, con mamma Liberata e le tre sorelle, Franca, Emilia e Clara, per ricongiungersi al padre, partito quattro anni prima. Quattro anni durante i quali Nicola, l’unico maschio di casa, deve essersi sentito il capo-famiglia, responsabile di ben quattro donne.

“Questa riunione dopo quattro anni, è stoa per noi un grande piacere”
Non era un caso isolato quello del padre, partito da solo. Molti uomini partivano da soli e molti non ritornavano mai più. Anche la mamma di Nicola teme di unirsi alla schiera delle vedove bianche. Nicola e le sue sorelle scrivono spesso a papà Domenico affinchè faccia l’atto di richiamo. Finalmente il padre manda i cinque biglietti pagati dall’Associazione Cattolica. La traversata, durata venti giorni, ritorna spesso nella mente di Nicola per tutti i malanni sofferti da tutta la famiglia sulla nave, tant’è che spesso viene meno la speranza di giungere a destinazione. Nicola ha ancora nelle orecchie il suo urlo, il più grande della sua vita, alla vista del padre che li aspetta al molo, in giacca e cappello.

“Per comunicare, ci volevano minimo tre mesi tra una lettera e l’altra”
Non c’è tempo da perdere. Il padre ha già un lavoro per Nicola il giorno dopo l’arrivo in Australia: pulisce, riordina, scarta la frutta e la verdura marcia, in un negozio, dalle 6 alle 8 del mattino, quando corre a scuola, e dopo la scuola torna a lavorare. Grazie a questo lavoro impara l’inglese in fretta ma la scuola sarà un’esperienza negativa: da nuovo arrivato nessuno lo capisce, egli stesso non capisce nessuno, è emarginato e isolato. Ha 16 anni quando abbandona la scuola: lo studio non è per lui. In compenso le frustrazioni di quegli anni gli danno lo sprone a "fare" qualcosa di concreto.
“A scuola non riuscivo a capire, a comunicare con il maetro e con i bambini“
Il padre e la madre gli regalano una bicicletta. Va a lavorare a Mascot dalle 6 del mattino alle 8 di sera. Guadagna più di suo padre e contribuisce al bilancio famigliare per tirare su le sorelle. A 18 anni comincia a pensare seriamente al suo futuro, quel desiderio di "realizzarsi" in qualche settore che ancora non capisce quale sia, non gli da pace. Sa solo che vuole affrontare una grande sfida e che il lavoro con frutta e verdura non è esattamente nei suoi piani.

“A diciotto anni ho capito che avevo bisogno di qualcosa di più dei soldi... avevo bisogno di una sfida!“
Il padre di Nicola il sabato fa il giardiniere presso un gioielliere ebreo, aI quale chiede se suo figlio può andare ad aiutarlo in laboratorio. Qui Nicola impara a riparare I gioielli. Ma la sua fortuna bussa alla porta quando arriva in Australia un gioielliere tedesco, che lo espone alla creazione di gioielli. Comincia così a sentire dove risiede il suo talento: nella creatività e nel design di gioielli. Nicola non rimarrà a lungo con questo gioielliere, che spesso lo corregge umiliandolo e facendolo sentire un incapace. Comincia a maturare l’idea di mettersi in proprio.

Galleria fotografica
Potrebbe interessarti anche:
