Il 4 dicembre prossimo gli italiani verranno chiamati a votare al referendum sui cambiamenti alla costituzione, un voto che riguarda gli italiani d'Australia da vicino: le schede verranno spedite in tutti gli stati e territori australiani entro il 16 di novembre e dovranno arrivare indietro ai diversi consolati entro il 2 di dicembre. Ma cosa cambierà con questa riforma, la più estesa dalla entrata in vigore della costituzione nel 1948?
Ne abbiamo parlato con Chiara De Lazzari, dottoranda della Swinbourne University e con Giovanni Navarria, ricercatore all'Università di Sydney del Sydney Democracy Network.
Il 2 giugno 1946 la Monarchia venne abolita in favore della Repubblica con un referendum, nelle stesse elezioni venne votata l’Assemblea Costituente. La Costituzione Italiana entrò in vigore il 1 Gennaio1948, il risultato di un'accurata negoziazione tra tutti i partiti politici. Ora a quasi 80 anni, vengono proposti i cambiamenti più radicali della storia della Repubblica.

Cosa prevede la riforma Boschi-Renzi?
La revisione interessa 47 articoli e i punti cardine sono:
- La riforma del Senato, con la fine del bicameralismo perfetto (o paritario)
- Un nuovo sistema per l’elezione del Presidente della Repubblica
- L’abolizione del Consiglio Nazionale per l’Economia ed il Lavoro (CNEL)
- La riforma del “Titolo V” della Costituzione, che regola le responsabilità tra Stato e Regioni
- Un nuovo regolamento per indire referendum abrogativi
Attualmente Camera e Senato hanno le stesse identiche funzioni: sono presenti 630 Onorevoli nella Camera dei Deputati e 315 Senatori nel Senato.
La riforma del senato prevede diversi cambiamenti:
- Superamento del bicameralismo perfetto
- Senato non più elettivo
- Organo rappresentativo delle Autonomie Regionali
- 100 Membri nomitati da Consigli regionali: Sindaci e Consiglieri
- Funzione di raccordo tra Stato e Regioni
- No allo stipendio da Senatore ma immunità parlamentare
- Il Senato potrà esprirere parere su progetti di legge entro 30 giorni dall’approvazione
- I senatori parteciperanno alla nomina del Presidente della Repubblica, dei Membri della Corte Costituzionale e dei Membri del Consiglio Superiore della Magistratura
Per quanto riguarda l’elezione del Presidente della Repubblica, attualmente il sistema prevede la maggioranza dei 2/3 fino al terzo scrutinio e dal quarto maggioranza assoluta (50% +1) dei componenti.
Con la riforma per scegliere il Presidente si prevede:
- Camere in seduta comune (non più delegati delle regioni)
- Maggioranza qualificata (2/3) del Parlamento per le prime quattro votazioni
- Dalla quinta votazione la maggioranza dei 3/5
- Dal settimo scrutinio maggioranza assoluta dei votanti (50% +1)
Nella riforma si prevede anche l’abolizione del CNEL, un organo ausiliario composto da 64 consiglieri che ha delle funzioni consultive per leggi riguardanti economia e lavoro.
Un altro punto fondamentale è dato dalle modifiche al cosidetto Titolo V della Costituzione. Con i cambiamenti, 20 competenze tornano alla responsabilità dello Stato: l’ambiente, la gestione di porti e aeroporti, trasporti e navigazione, produzione e distribuzione dell’energia, politiche per l’occupazione, sicurezza sul lavoro, ordinamento delle professioni.
Infine per questa breve carrellata, i cambiamenti proposti dalla riforma della costituzione riguardano anche i referendum abrogativi e le iniziative popolari. Oggi il quorum è fissato al 50% +1, i refendum abrogativi di iniziativa popolare devono raccogliere 500 mila firme mentre le leggi di iniziativa popolare ne richiedono 50 mila.
Con la riforma, il quorum rimane lo stesso ma se vengono raccolte 800 mila firme per referendum abrogativo, il quorum viene ridotto al 50 % +1 del numero dei votati all’ultima elezione politica. Si alza inoltre la quota delle firme per le leggi di iniziativa popolare, che arrivano a 150 mila.
