
Ascoltiamo la sua storia.

“A sedici anni mio nonno mi ha rivelato che avevo una madre ... quella che io per anni ho chiamato zia”
Dal suo racconto diventa subito chiaro che Giancarla non è fuggita solo da un’ Italia senza futuro, ma da una serie di circostanze personali e familiari talmente intricate da sembrare quasi la sceneggiatura di un film scritta da un regista molto fantasioso. La sua è stata un’infanzia molto felice, sebbene non avesse mai potuto assaporare la carezza della mamma, che, le avevano detto, era morta di parto. È vero, a scuola vedeva le sue amichette accompagnate dalle mamme, ma non ne provava invidia. Con un pragmatismo inusuale per quella giovane età, si ripeteva: una mamma non c’è. Punto! In compenso aveva una nonna amorevole, che forse per compensare l’assenza di una mamma, l’ha letteralmente sommersa di un amore assoluto, incondizionato, senza fine. Il nonno non era da meno: la viziava e l’accontentava in tutto. L’unica cosa che desiderava era vedere felice questa bimba che una sorte avversa l’aveva privata dell’amore materno. In più c’era la zia, bella ed elegante, che veniva da Parigi una volta al mese e la copriva di affetto, giocattoli e tante attenzioni.

“I miei nonni hanno sostituito alla grande i genitori e io non mi sono mai sentita orfana"
Una favola durata sedici anni, tra viaggi, vacanze e studio per poi trasformarsi in una serie innumerevole di bugie, falsi moralismi e ipocrisie. Giancarla ricorda dell’improvviso infarto del nonno, il quale, temendo di andarsene portandosi un segreto nella tomba, le ha rivelato che una mamma ce l’aveva, ed era la zia buona e generosa di Parigi. Inoltre le confessa di aver perso tutti I suoi investimenti finanziari. Praticamente non avevano più una lira.

Giancarla con molto coraggio lascia la scuola, si mette a lavorare alla Barilla per pagare i debiti e mantenere i nonni. In fabbrica lavora anche Giuliano, conosciuto a casa sua sin da quando, bambino, incontrava segretamente suo padre, il grande scrittore Giovannino Guareschi, il quale, però non ha mai voluto riconoscerlo.
“Sono cresciuta con Giuliano, figlio naturale di Giovannino Guareschi. Entrambe avevamo due situazioni difficili da gestire“.
Proprio in quegli incontri clandestini a casa dei nonni, si incrociano i destini dei due bimbi, accomunati da una illeggittimità di nascita e da un rifiuto della loro venuta al mondo. Nessuno poteva immaginare che proprio quegli incontri avrebbero suggellato una unione durata tutta una vita.
Image “Giulio prima di morire voleva ottenere il cognome che gli spettava da sempre“
Giulio deluso dal padre e dalla falsa morale, parte per l’Australia. Dopo un anno chiede a Giancarla di raggiungerlo “C’e’ molto lavoro qui!”. Giancarla si convince che quello è il suo destino. Si reinventa, trova lavoro come parrucchiera in un grande salone e con grande soddisfazione manda tutto quello che guadagna ai suoi nonni. Intanto comincia il suo percorso per recuperare un rapporto con sua madre, che rivede a ogni suo viaggio in Italia. S’impone di perdonarla, ma ha bisogno di avere delle risposte ai suoi mille perchè, di liberare i suoi armadi dagli scheletri messi dagli altri.

“Ad Adelaide sono stata assunta come parrucchiera con uno stipendio che era dieci volte quello dell’ Italia“
Giancarla con caparbia, lotta con tutta se stessa affinchè Giovannino Guareschi riconosca Giuliano, senza troppo successo. Giuliano vivrà sotto il peso del rifiuto per tutta la sua vita. Solo pochi anni prima di morire, il test del DNA rivelerà la paternità dello scrittore più amato e tradotto al mondo. Peccato che non abbia saputo dare amore a questo suo figlio, in nome della difesa di falsi moralismi e pregiudizi in una Parma ricca ma profondamente provinciale.
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