"Galatea" è un album che celebra la riscoperta delle origini, in termini sia spaziali sia temporali.
Cambiando drasticamente il suo suono ma definendolo, Unalei traccia una propria rotta mettendo in primo piano le sonorità folkloristiche del Mediterraneo e la dimensione orchestrale tipica delle colonne sonore.
Sviluppati attorno a una struttura “forma-canzone” mai scontata o stucchevole, i suoi brani poggiano su un comparto letterario e poetico espresso attraverso quattro lingue: italiano, spagnolo, russo e inglese.

Un disco dedicato alla geografia e all'acqua come elemento di connessione tra i popoli
Registrato, mixato e masterizzato da Fabio Fraschini (Arctic Plateau, Novembre), prodotto interamente in maniera acustica senza l'ausilio di Auto-Tune e quasi senza nessun editing, "Galatea" vuole essere genuino e sanguigno come le terre che hanno prosperato attorno al mare nostrum.
“A livello di sonorità, quest’album nasce ripescando quelli che erano i miei interessi da bambino, la musica che naturalmente mi colpì prima dell’adolescenza, quando cominciai a frequentare il metal" racconta Unalei a SBS Italian.

"Da bambino ero colpito dal ritmo della musica popolare e negli ultimi anni ho riscoperto quelle sonorità, essendo i miei genitori meridionali. Ho iniziato un po’ per gioco a lavorare su qualche pezzo influenzato da questi generi, poi li ho sviluppati ho deciso di farci un intero album”.
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L’album è stato anticipato da un bellissimo singolo, “Anarada”
“Anarada è nato a Reggio Calabria, infatti il titolo è presto da una leggenda popolare del posto. Ho assistito ad una mostra di scultura contemporanea che raffigurava dei personaggi mitologici".
"Erano avvolti in materiali industriali come alluminio o ferro perché l’autore voleva mettere in risalto il fatto che i reggini e i calabresi avessero perso un po’ la conoscenza delle loro radici e la fierezza di essere stati i primi italiani in assoluto visto che la Calabria veniva chiamata Italia dagli antichi greci".
"Mentre aspettavo il treno per tornare a Roma mi è venuta l’idea del pezzo che ho finito la notte stessa.”
Riascolta qui l'intervista a Unalei:
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