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I non vaccinati esclusi da molti luoghi pubblici e privati in Israele

Il "passaporto" verde che in Israele prova l'immunizzazione al COVID-19 è un lasciapassare richiesto per molte attività. Source: AAP Image/EPA/ABIR SULTAN

Da domenica 28 febbraio la certificazione della vaccinazione sarà richiesta in Israele per accedere a hotel, piscine, palestre e luoghi di culto. Il Paese è il primo al mondo per il tasso di vaccinazione, ma la Palestina ne è esclusa.

Il mondo guarda allo stato ebraico con interesse, per capire quali sono le ragioni dietro all'efficienza della campagna di vaccinazione contro il COVID-19 nel Paese e analizzare scenari in cui la maggior parte delle altre nazioni si troverà inevitabilmente nei mesi a venire.


In evidenza

  • In Israele, il cui territorio è grande circa come un terzo della Tasmania, abitano circa 9 milioni di persone
  • Oltre metà della popolazione ha iniziato la vaccinazione contro il COVID-19, ricevendo la prima dose. Un terzo dei cittadini, oltre tre milioni, ha concluso il ciclo vaccinale
  • Israele è al primo posto al mondo per tasso di vaccinazione per il coronavirus

Michele Giorgio, giornalista de Il Manifesto con base a Gerusalemme, ha raccontato ai microfoni di SBS Italian come anche la stessa Pfizer, una delle case produttrici del vaccino anti COVID-19, riceva quotidianamente dati da Israele sulla vaccinazione in riferimento alle diverse fasce d'età e gli effetti indesiderati, così da fare di Israele "una sorta di laboratorio".

Il segreto dell'efficienza israeliana starebbe nel sistema, in parte pubblico e in parte privato, con una presenza sul territorio che Michele Giorgio definisce "capillare".  

Benjamin Netanyahu conta di arrivare tra fine marzo e aprile ad un Paese interamente immunizzato, ma sono ancora in molti quelli che scelgono di non essere vaccinati.

Israele ora si trova per primo al mondo a gestire la difficile convivenza tra vaccinati e non vaccinati.

È stato di recente introdotto il cosiddetto "passaporto verde", che consentirà a partire da domenica 28 febbraio solo ai vaccinati accesso a strutture come hotel, piscine, palestre e luoghi di culto, con bar e ristoranti a seguire a marzo. 

Il parlamento israeliano ha poi approvato mercoledì 24 febbraio una legge che consente la diffusione dei dati personali di chi non si vaccina a diverse autorità, e ha iniziato a discutere di un braccialetto elettronico per chi rientra dall'estero.

Quest'ultimo è un tentativo di affrontare il problema degli israeliani al momento bloccati all'estero, un parallelo della situazione australiana.

Ci sono migliaia di israeliani che sono bloccati all'estero perché dalla fine di gennaio l'aeroporto internazionale di Tel Aviv è chiuso. Non si parte e non si atterra.

Israele consente l'ingresso nel Paese a 200 persone al giorno.

Il governo israeliano è stato criticato per la disuguaglianza nella distribuzione dei vaccini nei Territori Palestinesi.

Médecins Sans Frontières riporta come in Israele la possibilità di essere vaccinato sia superiore di 60 volte a quella che si ha in Palestina, e in alcuni ospedali i vaccini a disposizione non sono nemmeno sufficienti a coprire le esigenze del personale sanitario.

Nei territori di Cisgiordania e Gaza la campagna vaccinale non è praticamente partita. 

Solo poche migliaia di fiale sono state donate a fronte di una popolazione di oltre cinque milioni di persone.

"Israele ritiene di non dovere vaccinare la popolazione palestinese", spiega Michele Giorgio, "perché in base agli accordi di Oslo del 1993 l'Autorità Nazionale Palestinese del presidente Abu Mazen ha la responsabilità dell'assistenza sanitaria della popolazione civile palestinese".

Israele sta anche affrontando quella che è stata definita la peggior catastrofe ambientale della sua storia, una fuoriuscita di greggio che ha contaminato le acque del Mediterraneo, con la conseguente chiusura di spiagge e hotel in tutta la nazione, proprio il giorno in cui si riapriva dopo mesi di fermo a causa del coronavirus.

Ascolta l'intervento completo di Michele Giorgio:

I non vaccinati esclusi da molti luoghi pubblici e privati in Israele
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Le persone in Australia devono stare ad almeno 1,5 metri di distanza dagli altri. Controllate le restrizioni del vostro stato per verificare i limiti imposti sugli assembramenti. 

Se avete sintomi da raffreddore o influenza, state a casa e richiedete di sottoporvi ad un test chiamando telefonicamente il vostro medico, oppure contattate la hotline nazionale per le informazioni sul Coronavirus al numero 1800 020 080.

Notizie e informazioni sono disponibili in 63 lingue all'indirizzo www.sbs.com.au/coronavirus. 

Ascolta SBS Italian tutti i giorni, dalle 8am alle 10am. 

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