Il compositore ungherese Bela Bartok scrisse Il Castello di Barbalù esattamente centodieci anni fa per partecipare ad un concorso bandito dalla Accademia delle Belle Arti di Budapest, che non vinse. Ma l'opera è diventata un classico messo in scena oggi nei maggiori teatri.
L'opera in un atto (dura poco più di un'ora) ha solo due personaggi: Barbablù e sua moglie Judith la quale, una volta invitata nel castello del marito, scopre una serie di porte che nascondono sette stanze segrete che vuole di visitare.
Il successo internazionale dell'opera è in gran parte dovuto alla musica e al simbolismo che porta ogni essere umano a confrontarsi con le paure del suo passato.
Andrea Molino, ritenuto ideale per dirigere quest'opera, ha composto numerosi lavori multimediali su temi sociali come la pena di morte, il confronto inter-religioso e multietnico, il disastro di Bhopal, quello nucleare di Three Mile Island, il genocidio della Shoah, il tema dei vincitori e vinti, per menzionarne alcuni.
In questa conversazione, Molino ci porta alla scoperta dell'opera di Bartok e la sua musica.
Ascolta l'intervista con il maestro Molino:

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