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Il primo DPCM Draghi contro il COVID, in vigore dal 6 marzo

Il ministro italiano per la salute Roberto Speranza alla conferenza di presentazione del nuovo DPCM contro il COVID-19, in vigore dal 6 marzo. Source: AAP Image/EPA/ROBERTO MONALDO / POOL

Il nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) sarà in vigore dal 6 marzo. Le scuole in zona rossa dovranno tornare alla didattica a distanza. Dal 27 marzo in zona gialla potranno lavorare teatri e cinema, e i musei potranno aprire tutti i giorni.

C’era molta attesa per il primo DPCM del governo Draghi, presentato in conferenza stampa nella serata italiana di martedì 2 marzo dal ministro della salute Roberto Speranza e dalla ministra per gli affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini.


In evidenza

  • Il decreto sarà in vigore dal 6 marzo al 6 aprile e comprenderà quindi le festività pasquali
  • In tutte le zone rosse, le scuole opereranno esclusivamente con didattica a distanza (DAD)
  • 200 milioni di euro saranno stanziati per il supporto alle famiglie tramite congedi parentali

Chi sperava in una riapertura, è rimasto deluso. Le misure cautelative sono state sostanzialmente mantenute.

“Il nuovo presidente del consiglio Draghi non si discosta dal rigore finora attuato”, ha detto a SBS Italian il giornalista Carlo Fusi. “Il COVID continua ad esistere e ad avere una capacità di infezione molto alta”.

I casi totali dall'inizio della pandemia in Italia sono stati quasi 3 milioni e i morti oltre 98.000.

La decisione di Mario Draghi che più significativamente ha cambiato la gestione della pandemia è stata la sostituzione di Domenico Arcuri nella carica di commissario straordinario per l’emergenza COVID-19.

A prendere il suo posto è stato il generale Francesco Paolo Figliuolo, un esperto di logistica militare.

Secondo Carlo Fusi la nomina di Figliuolo testimonia “la volontà di riportare sotto il controllo diretto dello Stato la gestione e l’amministrazione della vaccinazione”.

La campagna di vaccinazione, iniziata in Italia, non sta procedendo con la velocità sperata.

Il punto fondamentale è che mancano i vaccini. AstraZeneca non ha consegnato il numero preventivato, ha tagliato di quasi il 50 per cento le forniture.

Il problema secondo Carlo Fusi non è solo italiano, ma è europeo. La gestione dell’Unione Europea è sembrata lacunosa, “tanto che ci sono Paesi come l’Austria che hanno deciso di fare per conto proprio”.

Ascolta l’intervento completo di Carlo Fusi.

Il primo DPCM Draghi contro il COVID, in vigore dal 6 marzo
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