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Da giornalista a vice primo ministro: chi è Michael McCormack?

La breve cariera di Michael McCormack da leader dei Nationals è stata avventurosa. SBS Italian passa in rassegna la sua storia politica in vista delle elezioni di maggio.

Michael McCormack visits the Miriam Vale Evacuation centre, Gladstone, Saturday, December 1, 2018

Michael McCormack visits the Miriam Vale Evacuation centre, Gladstone, Saturday, December 1, 2018 Source: AAP

L’ascesa dell’attuale leader dei Nationals Michael McCormack è diretta conseguenza della caduta del suo predecessore, Barnaby Joyce.

McCormack sostituì Joyce alla guida del partito l’anno scorso, a seguito delle sue dimissioni per uno scandalo sessuale.

Ma dalla sostituzione in poi, non tutto è andato per il verso giusto.

Ascesa politica

McCormack è cresciuto in una fattoria a conduzione famigliare nella Riverina, una regione del NSW.

L’inizio della sua carriera è nel giornalismo, quando a 27 anni diventò editore nel quotidiano locale, il The Daily Advertiser di Wagga Wagga.

"Durante la sua carriera al giornale – recita il materiale pubblicitario dei Nationals - Michael era il paladino delle problematiche locali”.

Ma negli anni ’90 McCormack si attirò diverse critiche per un controverso editoriale nel quale definiva gli omosessuali come “indecenti”, accusandoli della crisi dell’AIDS. In seguito l’allora giornalista si scusò per i commenti.

Dopo la parentesi giornalistica, iniziò a lavorare come direttore della campagna elettorale per la parlamentare Kay Hull. Al suo pensionamento nel 2010, la decisione di candidarsi per il seggio di Riverina e la vittoria.

McCormack in questi 9 anni è stato vice assistente alla difesa, ministro degli affari dei veterani e delle piccole imprese. Attualmente ricopre l’incarico di ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

McCormack ebbe l’incarico di gestire il primo censimento online del 2016, un processo che fu compromesso da problemi tecnici.

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Nationals leader Michael McCormack in the drivers seat of a truck.

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Leader dei Nationals

Uscire dall’ombra di Barnaby Joyce è risultata un’impresa difficile per McCormack.

Nel momento di sostituire Joyce il febbraio 2018 come leader del partito, per poi diventare vice primo ministro, McCormack aveva promesso di unire i Nationals.

“Barnaby Joyce continuerà ad avere un ruolo importante nel partito e nella nazione – aveva dichiarato – ma noi continueremo a lavorare come una squadra e non come singoli individui”.

Qualche mese dopo la sua nomina, il collega parlamentare Andrew Broad annunciò le sue dimissioni dopo essere stato coinvolto nell’ennesimo scandalo sessuale.

Come la maggior parte dei leader politici australiani, anche McCormack ha passato gli scorsi 12 mesi a discutere il ruolo del carbone nell’economia australiana.

Lo scorso ottobre, il leader dei Nationals ha dichiarato che il carbone è una parte importante nel mix di energia per il fabbisogno nazionale.

Ma lo scorso marzo una lettera firmata da sei Nationals del Queensland, che chiedeva di appoggiare la creazione di una nuova centrale a carbone nello stato, veniva accolta da McCormack con titubanza.

Questa richiesta arrivava contemporaneamente alla pressione montante sul partito liberale da parte degli agricoltori, che chiedevano di migliorare la credibilità del governo sulle misure necessarie per combattere i cambiamenti climatici.

La lettera aveva fatto nascere speculazioni sul futuro da leader di McCormack, soprattutto alla luce dei commenti di Barnaby Joyce, che aveva dichiarato come, in caso di una votazione all’interno del partito per decidere la direzione, non avrebbe avuto rimorsi a riprendersi l’incarico.

Sempre a marzo, un aiuto è arrivato dal primo ministro Scott Morrison, che nel tentativo di aumentare la credibilità di McCormack, aveva ribattezzato la squadra di governo "ScoMo and Big Mac".

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Nationals Leader Michael McCormack and PM Scott Morrison, aka "Big Mac" and "ScoMo".

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Come sta andando finora?

I Nationals, partito minoritario all’interno della Coalizione e auto-nominatosi campioni dell’Australia regionale e rurale, hanno un ruolo unico e difficile nel panorama politico nazionale.

L’autore e docente di scienze politiche alla Monash University Zareh Ghazarian ha ricordato che diversi leader di successo dei Nationals hanno avuto un ruolo di primo piano nella politica australiana – ma che non è sicuro che McCormack abbia imboccato la strada giusta per ripetere quegli exploit.

“Michael McCormack sembra non avere la popolarità che Barnaby Joyce o i suoi predecessori avevano nel passato”, ha dichiarato a SBS Ghazarian.

“Questa è la ragione – ha aggiunto – della frustrazione crescente all’interno del partito”.

“Ma non è per forza una cosa negativa – prosegue il docente – l’obiettivo principale del National Party è di contendere i seggi regionali e rurali, specialmente nel Victoria, New South Wales e Queensland."

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Michael McCormack (left) shakes hands with Drought Envoy Barnaby Joyce (right) during the National Drought Summit 2018.

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Da parte sua, la docente alla Australian National University's School of Politics Jill Sheppard ritiene che il modus operandi di McCormack ricalchi in modo pedissequo quello di Joyce.

"Penso che sia benvoluto dai suoi colleghi – ha dichiarato Sheppard - ma che allo stesso tempo essi siano preoccupati che non sia molto apprezzato dall’elettorato.”

“Barnaby Joyce invece non è molto popolare tra i suoi colleghi ma al contrario è sempre piaciuto molto all’elettorato rurale."

Previsione del voto

Secondo Ghazarian  è difficile capire se McCormack abbia fatto abbastanza per rimanere leader del partito dopo le elezioni.

“Ovviamente presto avremo delle indicazioni più chiare – sostiene Ghazarian – me è certo che al momento ci sono diverse preoccupazioni sulla sua figura.”

“Sembra che il National Party ritenga che non abbia fatto abbastanza, specialmente con la prospettiva di un ritorno di Barnaby Joyce che possa aumentare la popolarità ed il peso del partito.”

“Ritengo che questo scenario suggerisca che diversi membri del National Party siano preoccupati del loro futuro a queste e alle prossime elezioni”.

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By Carlo Oreglia, Evan Young




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