Il marchio di moda Gucci si è ritrovato in pieno “damage control mode”, dopo il ritiro dagli scaffali di un maglione che ha scatenato paragoni con le bambole ‘golliwog’ e con l’usanza dell’avanspettacolo americano di tingersi la faccia di nero come parodia di personaggi di colore.
Il maglioncino-passamontagna in questione si può tirare fino a sotto gli occhi, con la bocca di chi lo indossa che rimane visibile attraverso delle larghe labbra rosse in tessuto.
Il maglione era in vendita alla modica cifra di 1250 dollari australiani.
“Buon mese della Storia Africana a tutti” ha twittato in modo ironico un’appassionata di moda americana, mentre altri utenti di internet hanno sottolineato la somiglianza del maglione con le golliwog, le bambole fino a pochi decenni fa molto popolari, considerate ora razziste per il fatto di ritrarre in maniera caricaturale alcuni attributi fisici afroamericani.
Ma Gucci non è sola. Si tratta infatti del terzo marchio italiano che ha dovuto difendersi da accuse di razzismo negli ultimi mesi, dopo le vicende che hanno coinvolto Prada e Dolce & Gabbana.
Prada è stata costretta lo scorso dicembre a ritirare una linea di accessori per il suo rimando all’immaginario del vaudeville americano, le cosiddette “black faces”.
La casa di moda Dolce & Gabbana intanto si sta ancora leccando le ferite dopo il boicottaggio ai loro prodotti in Cina, a seguito di una pubblicità che aveva come protagonista una modella cinese che mangiava in modo impacciato gli spaghetti e la pizza con le bacchette.
Il co-fondatore del marchio Stefano Gabbana ha poi gettato benzina sul fuoco con un messaggio privato su Instagram, nel quale ha abbinato un emoji a forma di escremento alla Cina, descrivendola con le parole "China Ignorant Dirty Smelling Mafia".
D&G hanno poi giustificato il post sostenendo che l’account fosse stato hackerato.
L’incidente di Gucci ha comunque scatenato una reazione molto meno forte, con alcuni tentativi di difesa nei confronti del designer Alessandro Michele, noto per le sue creazioni kitsch.
Il marchio ad ogni modo ha ritirato il maglione dagli scaffali e rilasciato una dichiarazione di scuse a poche ore dallo scoppio del caso.
