Secondo il World Resources Institute, in un rapporto pubblicato nel luglio 2017, ogni anno vengono prodotti 20 nuovi capi per persona e, in media al mondo, vengono acquistati il 60% di indumenti in più rispetto al 2000.
Ogni capo viene usato per un perido più breve di una volta prima di essere gettato, e ciò risulta in maggiori emissioni di anidride carbonica.
Industria tessile 'una delle più inquinanti'
Secondo un rapporto del 2017 della Ellen MacArthur Foundation, la produzione tessile è una delle industrie più inquinanti, producendo 1,2 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente (CO2e) all'anno - più dei voli internazionali e del trasporto marittimo.
Come ha affermato Nate Aden del World Resources Institute nel 2017, circa il 5% delle emissioni globali totali proviene dall'industria della moda - la stessa quantità di gas serra di tutta la Russia.
Oltre il 60% dei tessuti viene utilizzato nell'industria dell'abbigliamento e una grande parte della produzione di abbigliamento avviene in Cina e India, Paesi che fanno affidamento su centrali elettriche a carbone, aumentando l'impronta di ciascun capo.
Le emissioni dipendono in parte dal materiale prodotto. Per il poliestere e altri materiali sintetici, le emissioni sono molto più elevate.
Nel 2015, la produzione di poliestere per prodotti tessili ha generato oltre 706 miliardi di kg di CO2e, secondo un rapporto di Materials Systems Laboratory.
Gli autori stimano che una singola t-shirt in poliestere abbia emissioni di 5,5 kg di CO2e, rispetto a 2,1 kg di CO2e di una di cotone.
Risorse usate per indumenti 'triplicherà entro il 2050'
Secondo il rapporto del World Resource Institute, i costi dei capi d'abbigliamento sono aumentati più lentamente rispetto a quelli di altri beni di consumo e questo, insieme all'espansione della classe media in diversi Paesi, fa prevedere che le risorse usate per produrre indumenti triplicheranno entro il 2050 rispetto al 2000.
Secondo un rapporto del McKinsey Insitute, siccome per i prodotti tessili le opzioni di riciclaggio sono limitate, quasi il 60% di tutti gli indumenti prodotti finisce in discariche oppure incenerito entro un anno dalla produzione.
Per contestualizzare, è un camion della spazzatura al secondo.
Inoltre è stato stimato che meno dell'1% del materiale utilizzato per produrre abbigliamento viene riciclato nel settore dell'abbigliamento, con circa il 13% riciclato in altri settori.
23 chili di tessuti all'anno nelle discariche australiane
Secondo dati del 2013, gli australiani acquistano circa 27 chilogrammi di tessuti all'anno e, di questi, 23 chilogrammi finiscono in discariche.
Le cifre dell'Australian Bureau of Statistics del 2013 indicano che ogni anno vengono scartate circa 500.000 tonnellate di pelle e tessuti, per un totale di 23 chilogrammi ciascuna, e solo una parte viene recuperata attraverso il riciclo.
588 tonnellate riciclate grazie ai negozi di beneficienza
Secondo NACRO, l'associazione nazionale delle organizzazioni di riciclo per beneficenza, la rete di riciclo per beneficenza trasferisce oltre 588.000 tonnellate di rifiuti dalle discariche ai 2.500 negozi di vestiti di seconda mano in Australia.
Omer Soker, CEO della NACRO, ha spiegato che tali "rifiuti" permettono alle organizzazioni di beneficenza di generare circa $500 milioni di dollari all'anno.
“Il ricavato va ad aiutare le comunità più svantaggiate ed emarginate d'Australia. Va ad aiutare i senzatetto, ci permette di fornire cibo e alloggio e consulenza in caso di crisi e di problemi psicologici. Quindi è molto importante per la nostra società", ha dichiarato Soker.
Secondo un sondaggio condotto dalla società di traslochi Movinga, su 18.000 famiglie in 20 Paesi al mondo, percentuali elevate di vestiti nei nostri guardaroba non vengono mai indossate.
'Moda usa e getta dannosa per l'ambiente'
La moda 'usa e getta' è dannosa per l'ambiente, spiega Ryan Collins dell'organizzazione per la difesa dell'ambiente Planet Ark.
"Ciò che stiamo gettando nella discarica è l'energia, le risorse e l'acqua che servono per realizzare questi prodotti che hanno un impatto ambientale e sociale abbastanza elevato," ha detto Collins.
"L'industria della moda attualmente produce circa 100 miliardi di nuovi capi di abbigliamento ogni anno e tre su cinque di questi articoli finiscono attualmente in discarica entro 12 mesi."
Collins spiega che l'impatto dei vestiti in fibre sintetiche è molto alto, ancora prima che finiscano nelle discariche.
“Il fatto è che molti vestiti che acquistiamo in questi giorni sono realizzati con fibre sintetiche che sono fondamentalmente di plastica, come ad esempio gli indumenti di poliestere e le calze di nylon," ha detto Collins.
"Questi tipi di capi, quando li laviamo, possono rilasciare microfibre - che finiscono nei nostri flussi d'acqua, nell'oceano e vengono consumati dalla vita marina e quindi potenzialmente da noi," ha aggiunto Collins.
Per combattere gli sprechi, Omer Soker CEO di NACRO, incoraggia gli australiani a visitare più spesso negozi di beneficenza.
"Date un'occhiata in questi negozi perché non c'è solo un vantaggio ambientale e sociale, ma anche un vantaggio personale. [Quando si va in questi negozi] bisogna rallentare il ritmo ed essere presente, ed è una delle cose più belle, invece di fare shopping di corsa".
Hanh si offre volontario due giorni alla settimana al Vinnies nel West End di Brisbane.
“Quando siamo arrivati in Australia dal Vietnam, eravamo tutti poveri. Mi ricordo quando i miei amici mi dissero: "Perché non visiti i negozi di beneficenza? Potresti trovare delle cose che vanno bene".
“Ora in questi negozi cerco bellezza e storia. Ad esempio, se volessi comprare un piatto realizzato in Inghilterra all'inizio del XIX secolo in un negozio di antiquariato pagherei $100, ma in un negozio di beneficienza pago soltanto $20 o $25.
"Ci sono un sacco di tesori in negozi come questi ma bisogna scavare. Per me, credo che se una cosa ti appartiene, ti aspetterà".
