Il governo federale ha definitivamente cancellato la proposta di qualche mese fa di imporre una tassa di oltre il 30% dal primo dollaro guadagnato per chi si trova in Australia con un Working Holiday Visa. L'imposta che i titolari di visti vacanza-lavoro dovranno pagare sarà invece del 19%.
Gli agricoltori hanno accolto positivamente il provvedimento, ma il leader dell'opposizione, Bill Shorten, ha criticato la gestione della vicenda, accusando il governo di improvvisazione. Si tratta di un compromesso che, secondo il ministro del tesoro Scott Morrison, ha reso i backbanchers della coalizione felici come “maialini nel fango”.
Chi ha un working holiday visa pagherà in tasse il 19% del suo salario fino ad un massimo di 37mila dollari all’anno, a partire dal primo gennaio 2017.
Chi guadagna più di 37mila dollari dovrà invece versare allo stato la stessa aliquota che si applica al resto degli australiani. Il governo guidato dall’ex primo ministro Tony Abbott aveva deciso a suo tempo l’imposizione di una tassa del 32,5% ai possessori di un visto vacanza-lavoro fin dal primo dollaro guadagnato, mentre il resto degli australiani poteva godere di una soglia esentasse a parità di reddito.
Il provvedimento prevede anche una riduzione di 50$ del costo del working holiday visa, che passerà ora a 390$ all’anno. Secondo Morrison il governo è riuscito a raggiungere un valido compromesso.
"Since 2012 we have seen the number of backpackers coming to Australia falling, now there are a number of reasons for that… so it is an important sector for the tourism industry and it is an important source of labour in the agricultural sector."
Non è tutto oro quello che luccica però, perché il governo tasserà del 95% i contributi dei backpackers alla superannuation, una volta che questi lasciano l’Australia. Inoltre è stata aumentata di 5$ quella che una volta era nota come departure tax, ovvero l’esborso obbligatorio per chi parte dall’Australia per recarsi all’estero, generalmente applicata come aggiunta al costo del biglietto aereo. Il suo valore sarà ora di 60$, si tratta del primo aumento dal 2012.
Per il ministro del Tesoro Morrison le modifiche portano l’Australia in linea con i regimi fiscali di Canada, Nuova Zelanda e Regno Unito. A suo parere le nuove aliquote proteggono l’integrità del budget e rispondono allo stesso tempo alle preoccupazioni del settore rurale.
"These changes will lower the cost of coming to Australia for working holiday makers, and leave them with more money in their pockets to be able to spend in communities in Australia right across the country."
I backpacker che lavorano nell’agricoltura vengono considerati “vitali” per il settore. Circa un quarto della manodopera rurale, dai raccoglitori di frutta ai piantatori di patate, è oggi composto da lavoratori stranieri in Australia con un working holiday visa. Nel Northern Territory la cifra raggiunge addirittura l’85%.
L'annuncio della riduzione dell’aliquota al 19% è stato accolto con sollievo dalla Federazione Nazionale degli Agricoltori, che temeva che la forza lavoro disposta ad essere impiegata nei campi potesse essere ridotta drasticamente. Il presidente del consiglio di amministrazione della Federazione, Tony Mahar, ha definito la nuova aliquota “equa” e ragionevole e ha chiesto allo stesso tempo al Parlamento di approvarla rapidamente.
Il governo stanzierà anche 10 milioni di dollari per promuovere l'Australia come destinazione per i backpackers visto che buona parte del settore agricolo e turistico temeva che l’aumento dell’aliquota fiscale avrebbe scoraggiato molti viaggiatori dal venire in Australia.
Tuttavia il leader dell'opposizione Bill Shorten ha criticato il governo per ciò che ha descritto come una gestione pasticciata della legislazione tipica del governo Turnbull.
"It's been a failure in many ways, in fact in many ways the backpacker tax tells you everything that's wrong with the Turnbull government. They make a poor decision, poorly execute it, they then refuse to back down until they are kicking and screaming, then they come up with a new policy that's made on the run."
Shorten non si è ancora impegnato a sostenere o respingere le misure proposte nel pacchetto, mentre i Verdi hanno già annunciato un secco no al provvedimento, sostenendo di essere contrari a qualunque aumento dell’aliquota per i lavoratori stranieri con un working holiday visa.
