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L'umarell, storia di una parola bolognese entrata nei dizionari

Gli anziani che osservano con attenzione i cantieri edili sono da sempre una realtà ma, in tempi recenti, sono stati riconosciuti ufficialmente. Agli operai che, come dice Giuseppe Giacobazzi dal programma televisivo italiano Zelig, "alle 7:30 del mattino hanno il senso dell'umorismo di un daino morto", in lockdown durante la pandemia del COVID-19, forse un po' sono mancati.

Elderly men watching a construction site

Gli umarells all'opera in Piazza Maggiore a Bologna. Source: Wittylama, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Tutti quelli che parlano più di una lingua sanno che esistono alcune parole che sono intraducibili, perché si riferiscono a idee o oggetti che una determinata popolazione ha saputo riconoscere, magari perché più esposta a quella idea o a quell'oggetto, o magari solo perché in quella lingua qualcuno ha avuto un'intuizione geniale nel descrivere un aspetto della vita. 

Una giornalista del Guardian, in un recente articolo, parla di come suo nipote di quattro anni osservi con attenzione e “conti quanti estintori ci sono in ogni edificio in cui entra”, paragonandolo ad un umarell, parola che dice essere italiana. In realtà, letteralmente, suo nipote è un umarell

Se Mia Martini avesse cantato Piccolo Uomo in bolognese avrebbe cantato “Umarell”. Omino è il significato di questo termine dialettale bolognese ma, con la geniale intuizione di cui parlavamo, è diventato l'unica parola al mondo che descrive l'uomo anziano che passa il tempo osservando i cantieri.

People watching roadworks
Gli umarell supervisionano la costruzione della tranvia a Firenze. Source: Marco Bellucci/istante_56 Work in progress Wikimedia Commons

Danilo Masotti racconta che questo significato lo associò al termine dopo un “incontro fortuito con un anziano signore a passeggio col cane nel parcheggio ghiacciato di un noto cinema di Rastignano (Bologna)”. Nel 2007 fu pubblicata la prima edizione del suo libro “Umarells” e da lì in poi nessuno ha potuto fermare la carica degli uomini canuti, ricchi di opinioni sulla qualità dei lavori edili. 

All'inizio di dicembre Zanichelli ha confermato che umarell sarà incluso nell'edizione 2021 del vocabolario omonimo. La parola diventerà ufficiale e quindi ora smetterò di scriverla in corsivo.

Di umarell infatti non esiste una traduzione in italiano e, che io sappia, in nessuna altra lingua. È curioso notare come non esista una pagina Wikipedia sulla parola in italiano, ma ci sia, per esempio, in ebraico, farsi, polacco e turco. Umarell al plurale fa umarells per Masotti, all'inglese, anche se i puristi insistono per umarì.

In Italia è possibile comprare online un umarell, una statuina creata con tecnologie di stampa 3D con materiali bioplastici. L'omino, con le mani conserte alla base della schiena, promette di osservare (e giudicare) tutto quello che avrà davanti agli occhi

Il cantautore Fabio Concato ne ha ricevuto uno in regalo prima della pandemia. Non sappiamo se Concato sia appassionato di cantieri edili, ma quando il lockdown della prima ondata del COVID-19 ha costretto tutti a casa, il musicista milanese si è trovato a guardare quella statuina più spesso di quanto probabilmente non si aspettasse. E lo ha ispirato.

“La tengo nel mio studio, sul leggio della tastiera. Mi osserva quando suono, quando canto. Una settimana fa sembrava che volesse chiedermi che cosa stessi facendo per il dramma che stiamo vivendo, in che modo mi stessi adoperando per questa emergenza. Ma cosa dovrei fare in quarantena? Mi sono chiesto, guardandolo…e così è nata L’Umarell”, ha spiegato.

Concato ha deciso di distribuire gratuitamente la canzone, che emoziona parlando della vita in quarantena sul terrazzino, con un ulivo, qualche fiorellino, la gatta. E se il pianeta starà meglio, parla di chi se n'è andato “senza un bacio, una carezza, una ragione”. L'umarell guarda l'artista e gli dice “meno male che c'ero io a controllarti” e poi se ne va.

La storia della canzone e di questa pandemia non finisce qui. Racconta Concato, sul suo canale YouTube, dell'arrivo di un'email in cui un signore che “non ho mai visto né conosciuto” gli inviava un video animato per il suo Umarell.

L'email terminava dicendo “se le piace, lo usi pure, ne sarò felice, viceversa sarà stato comunque un piacere”. Concato racconta come “quel signore si chiama Adriano Merigo, vignettista, scrittore e musico, che vive a poche centinaia di metri dall’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo e che ringrazio tanto, e non solo per il cadeau che ha voluto farmi.”

Umarell simbolo quindi di chi guarda una costruzione, forse la ricostruzione di cui abbiamo bisogno. Ma anche un segno di normalità, della possibilità di perdere tempo e di passeggiare senza motivo, possibilità che a molti quest'anno è mancata a più riprese. 

Dal 2018 a Bologna c'è Piazzetta degli Umarells. Ma loro sono sicuramente altrove, dove si costruisce.

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Published

By Massimiliano Gugole


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