L'operazione è frutto di indagini antiterrorismo che hanno portato all'arresto di tre uomini, due italiani e uno svizzero, tra cui spicca Fabio Del Bergiolo, ex ispettore di dogana specializzato nell’antifrode, già al centro delle cronache per una truffa e per essere stato candidato per il Senato nelle fila della formazione di estrema destra Forza Nuova nel 2001.
In un'intervista a Matteo Vergani, esperto di terrorismo e Senior Lecturer alla Deakin University di Melbourne abbiamo ricostruito quanto è emerso delle indagini della Procura di Torino, e come siano finite in Italia queste armi, compreso il missile aria-aria del valore di circa mezzo milione d’euro perfettamente funzionante.
“Le indagini sarebbero partite da una talpa dei servizi segreti nell’est europeo, che avrebbe menzionato due potenziali eventi: il primo sarebbero state minacce a Salvini, un complotto per attaccarlo, e il secondo una tratta di armi che coinvolgeva militanti italiani di estrema destra: la prima si è rivelata infondata, secondo le indagini, mentre la seconda si è rivelata vera”, ha spiegato Vergani.
Le indagini della Digos erano partite un anno fa dopo le intercettazioni su un gruppo di italiani che avevano combattuto in Ucraina.
“Il conflitto in Ucraina è un conflitto per così dire “dimenticato” (...) le armi in quella zona di mondo sono molto facili da reperire, in più è un conflitto che ha attratto moltissimi foreign fighters (termine generalmente associato a mercenari islamici impegnati in conflitti in Medio Oriente)”.
Vergani ha sottolineato come anche nella guerra dimenticata nella regione del Donbass in Ucraina combattano e abbiano combattuto centinaia se non migliaia di cosiddetti “foreign fighters”.
Fra questi foreign fighters ce ne sono fra i 50 e i 100 italiani, schierati, paradossalmente, su entrambi i fronti: quello pro-ucraino e quello pro-russo. Tre di questi, con documentati legami con l’estrema destra, sono stati arrestati a Genova.
Una cosa che ha colpito è che questa notizia ha fatto il giro del mondo ed è stata riportata dalle principali testate internazionali, ma in Italia è passata in secondo piano.
Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha dichiarato che "Il missile scoperto ieri a Torino era destinato ad un attentato per uccidermi", una minaccia dettagliata: "si parlava di un gruppo ucraino che attentava alla mia vita", ha aggiunto Salvini, ma su queste affermazioni sia la Digos che la Procura di Torino - che hanno svolto le indagini - hanno confermato che non esiste nessun riscontro.
Secondo Matteo Vergani, Salvini ha “detto una mezza verità”. È vero, ha detto il ricercatore della Deakin University ai nostri microfoni, che le indagini sono partite in seguito alla presunta minaccia nei suoi confronti, ma è altrettanto vero che questo aspetto della vicenda è stato poi smentito dagli inquirenti.
