La rotta balcanica è il percorso che ogni anno migliaia di persone compiono, partendo da Afghanistan e Iran e risalendo la penisola balcanica fino ad arrivare nei paesi dell’Europa occidentale.
Questa ondata d'immigrazione tocca anche l’Italia nella zona dell'Alta Val di Susa, dove, secondo un rapporto di MEDU medici per i diritti umani, dai primi mesi del 2021 si sono contate circa 1.000 presenze al mese.
Piero Gorza, antropologo e referente di MEDU della zona, racconta ai microfoni di SBS Italian di questa tappa molto pericolosa della rotta: “la più grande preoccupazione è rappresentata dalla montagna, che in inverno miete vittime tra bambini e donne incinte”.
"Il viaggio di queste persone può durare dai due ai sei anni e le prassi non lecite che devono sopportare sono molteplici. Respingimenti senza il riconoscimento del diritto di richiedere asilo, il non rispetto dei diritti dei minori non accompagnati o le situazioni di salute precarie sono all’ordine del giorno", continua Gorza.
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MEDU chiede alle istituzioni di garantire l’accoglienza e un presidio medico in valle.
"I centri di accoglienza sono stati chiusi o sono super affollati", spiega Gorza.
Nel marzo 2021 è stata sgomberata una casa cantoniera e, in assenza di soluzioni alternative per l’accoglienza delle persone in transito, si è verificata una situazione di sovraffollamento nell'unico rifugio rimasto.
"A fronte del silenzio istituzionale solo l’operato dei volontari ha evitato che la frontiera si macchiasse di altre morti", conclude l'antropologo.
Ascolta l'intervista a Piero Gorza:
Le persone in Australia devono stare ad almeno 1,5 metri di distanza dagli altri. Controllate le restrizioni del vostro stato per verificare i limiti imposti sugli assembramenti.
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