La proposta di One Nation di un taglio drastico agli ingressi in Australia incontra le critiche e le perplessità del mondo imprenditoriale, così come del governo e della Coalizione, anch’essi impegnati a ridurre l’immigrazione.
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L'immigrazione si conferma tema centrale al dibattito politico australiano.
One Nation ieri ha proposto di ridurre l’immigrazione di oltre 750.000 ingressi nell’arco di tre anni, portando in quel periodo in negativo la cosiddetta "migrazione netta dall’estero", ovvero il saldo tra gli ingressi e le partenze.
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Il piano del partito guidato da Pauline Hanson ha attirato critiche dal mondo imprenditoriale, "che teme che questi tagli aggravino la carenza di manodopera, rallentando la crescita economica", spiega l'esperto di politica australiana Paul Scutti.
Anche il governo e l’Opposizione, anch'essi impegnati in programmi per ridurre i numeri migratori, hanno criticato la proposta, mentre la leader dei Verdi Larissa Waters ha accusato gli schieramenti politici di essere impegnati "in una corsa al ribasso".
L'importanza del tema dell'immigrazione nel panorama politico è confermata dal sondaggio Resolve Political Monitor, condotto per il Sydney Morning Herald e The Age su un campione di 2.250 elettori.
"Alla domanda su quale forza politica sia più affidabile nella gestione dell'immigrazione, il 31% degli elettori indica One Nation, mentre i laburisti si fermano al 24% e la coalizione addirittura ottiene appena il 19%", spiega Paul Scutti.
"Il fatto che One Nation sia in vantaggio spiega le trattative attualmente in corso tra governo e coalizione per cercare di riformare il settore e neutralizzare la minaccia posta dal partito di Pauline Hanson", prosegue.
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