"Board of Peace" per Gaza, concluso il primo incontro

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L'incontro inaugurale del "Board of Peace" si è tenuto al "Donald J. Trump Institute of Peace" a Washington. Source: AFP / SAUL LOEB/AFP

Il 19 febbraio 2026, si è tenuto a Washington il primo incontro del "Board of Peace", organo internazionale istituito da Donald Trump per definire il futuro di Gaza.


Giovedì 19 febbraio 2026 ha avuto luogo a Washington l’incontro inaugurale del Board of Peace, annunciato e così denominato dal presidente americano Donald Trump in occasione del World Economic Forum di Davos del 22 gennaio scorso, con l’obiettivo di definire il futuro di Gaza.

Il giornalista ed ex direttore dell’ANSA Giampiero Gramaglia ha spiegato ai microfoni di SBS Italian i principali temi affrontati durante il meeting:

"Quando è stato insediato il Board, erano stati presentati progetti di ricostruzione di Gaza che evocavano fortemente l’idea di una 'riviera di Gaza'. In questa fase si tratta di discutere e avviare passaggi che vanno dal disarmo di Hamas all’insediamento di una nuova autorità amministrativa della Striscia di Gaza, fino alla predisposizione di un sistema di sicurezza. Tuttavia, nulla di tutto questo è stato ancora realizzato".

L'incontro non è però iniziato senza polemiche, a partire dalla quota partecipativa al nuovo organo internazionale, come spiegato da Gramaglia:

"Trump ha dichiarato che nove membri del Board si sono impegnati a versare complessivamente sette miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza, mentre gli Stati Uniti hanno destinato a questo fondo dieci miliardi di dollari. Il presidente Trump non ha però indicato come questi fondi saranno spesi".

Clicca sul tasto "play" in alto per ascoltare l'intervento di Gramaglia

La composizione del Board ha inoltre suscitato ampio dibattito, con la presenza di Russia e Israele ma senza alcun rappresentante palestinese. Alle oltre due dozzine di Paesi partecipanti si contrappongono assenze significative, come quelle dei principali alleati europei degli Stati Uniti (Gran Bretagna, Francia e Germania), come confermato dallo stesso Gramaglia.

"Si registra una notevole diversità di posizioni all’interno dell’Unione Europea, dove tuttavia la linea dei principali Paesi è quella di non aderire, poiché si tratta di un’iniziativa sostanzialmente privatistica. Nelle parole di Trump, il Board of Peace non dovrebbe occuparsi soltanto del Medio Oriente, ma dell’intero scenario globale, configurandosi così come una sorta di alternativa privata alle Nazioni Unite".

L’Italia fa invece parte del gruppo dei Paesi partecipanti in qualità di "osservatori", "una posizione che a molti appare di compromesso tra l’andarci perché ce lo chiede Trump e il non andarci perché i nostri alleati europei non partecipano", ha concluso Gramaglia.

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