Nel mondo, due miliardi di persone soffrono una forma di malnutrizione.
Il pesce, con il suo elevato apporto proteico e la presenza nutrienti fondamentali quali ferro, zinco e Omega 3, rappresenta tra le risorse alimentari un alleato prezioso per la salute soprattutto in Paesi in via di sviluppo dove manca l'accesso a fonti alternative per garantire l'apporto di questi nutrienti.
A partire dagli anni 90, la pesca ha subito un declino: c'è meno pesce nel mare e nell'arco di pochi anni potrebbe non bastare più a coprire le necessità della popolazione globale.

“Oggi il consumo di pesce è moltiplicato rispetto a 20 anni fa: consumiamo oltre 150 milioni di tonnellate di pesce ogni anno che equivalgono a 20 chili di pesce a testa”, spiega Vania Andreoli, dottoranda alla School of Biological Science della University of Western Australia.
“La ‘food equity’ è un concetto secondo cui tutte le persone hanno uguale possibilità di accedere al cibo. La mia ricerca guarda alla pesca per trovare informazioni che aiutino il sistema alimentare a diventare più equo e più sostenibile”, spiega la ricercatrice che collabora con i laboratori Sea Around Us - Indian Ocean e Marine Futures Lab per studiare la pesca nell’Oceano Indiano.
Oggi un terzo della popolazione mondiale abita nei Paesi che si affacciano sull’Oceano Indiano ed entro il 2050 si pensa che la zona ospiterà la metà della popolazione globale.
Il cambiamento delle abitudini alimentari, la crescita demografica e il reddito medio in crescita sono tra i principali fattori che hanno determinato una maggiore richiesta di pesce nei Paesi occidentali.
“Se la diminuzione degli stock ittici dovesse continuare con questo ritmo, [...] il 10% della popolazione mondiale potrebbe essere a rischio di malnutrizione”.
“Peschiamo meno nonostante spendiamo più tempo in mare e ci allontaniamo di più per pescare perché negli anni passati abbiamo eccessivamente sfruttato queste risorse quindi non rendono più come prima”.
“Un collasso delle risorse ittiche in questa parte del mondo avrebbe conseguenze disastrose per la salute delle persone”, spiega la ricercatrice.
Chi sta consumando il pesce e come fare ad assicurare una distribuzione del pesce più equa?




