Daniel Andrews non sarà più a capo del Victoria dalle 17 di oggi. L'ormai ex Premier, il 48esimo dello Stato di Melbourne, lo ha annunciato ieri in una conferenza indetta a sorpresa.
Delle dimissioni del più longevo Premier del Victoria abbiamo parlato con Carlo Carli, Presidente della Federation of Ethnic Communities Councils of Australia (FECCA), l'organo di rappresentanza degli australiani di cultura e lingua non anglosassone.
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Carlo è stato deputato del Parlamento statale del Victoria e collega di partito di Andrews dal 2002 al 2010. Con lui abbiamo analizzato sia le dimissioni che l'eredità politica che lascerà.
Oltre ad essere stato il Premier più longevo con oltre 3200 giorni al timone, Andrews ha avuto una visibilità mediatica senza precedenti, specialmente durante la pandemia, quando - come e forse più di altri Premier australiani - si presentava quotidianamente per annunciare il numero dei contagi e dei decessi delle 24 ore precedenti.
Secondo Carli, "Andrews è lo stereotipo del politico di mestiere", dato che ha dedicato tutta la sua vita alla politica.
"Chissà cosa farà, dato che ad oggi la politica è stata il suo unico lavoro," ha continuato Carli, che ha dichiarato a SBS Italian di aspettarsi le dimissioni, anche se non così presto.
Le dimissioni erano nell'aria, anche se tutti pensavano al 2024Carlo Carli
Adesso si apre una fase difficile per il Labor Party, secondo Carli, "perchè si dovrà trovare un equilibrio tra la varie fazioni interne."
Oltre alla testimonianza di Carlo Carli, che ricorda anche l'Andrews lavoratore instancabile ("era sempre dietro a qualche progetto, infaticabile politico"), abbiamo anche raccolto alcune tra le reazioni a caldo di altri esponenti del mondo politico australiano, da Anthony Albanese al leader dell'opposizione del Victoria John Pesutto.
Come era attendibile, le due reazioni sono antitetiche, con Albanese che loda l'operato di Andrews e la sua "determinazione", mentre Pesutto punta il dito contro una gestione delle finanze a suo dire "scellerata", che lascia alle prossime generazioni un "debito gigantesco".
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