Nella notte tra il 9 e il 10 settembre, lo spazio aereo polacco è stato violato almeno 19 volte da droni provenienti da est. Almeno tre di questi sono riusciti a penetrare in profondità nel Paese: due sono caduti, o sono stati abbattuti, nei pressi di Łódź, uno è precipitato vicino alla costa baltica mentre il resto è stato neutralizzato a 40 km dal confine orientale.
Il premier Donald Tusk ha dichiarato che Varsavia non era così vicina ad un conflitto dai tempi della Seconda Guerra mondiale e ha chiesto l'intervento degli alleati della NATO: l'Alleanza Atlantica si è subito mobilitata con l'invio di aerei olandesi e di un ricognitore italiano.
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L'episodio non è però rimasto isolato, e si è anzi ripetuto nella notte tra domenica e lunedi, quando oltre alla Polonia anche la Romania ha denunciato la violazione del proprio spazio aereo da parte di un drone che è stato inseguito da alcuni caccia della NATO fino a quando è scomparso dai radar.
Il Ministro degli Esteri polacco Sikorski ha definito queste incursioni un "test di Mosca”, un’escalation graduale volta a misurare la reazione della NATO senza provocare un conflitto diretto.
Secondo Mosca, questa provocazione è stata ordita da qualcun altro per offrire agli occidentali un pretesto per avvicinare la minaccia ai confini russiGiuseppe D'amato, giornalista e storico
Varsavia ha sottolineato che i droni abbattuti - sebbene adibiti al trasporto di munizioni - non erano carichi di esplosivi, a riprova del fatto che l’obiettivo non era colpire, ma verificare i tempi di risposta.
Il Cremlino, insomma, avrebbe voluto effettuare test per verificare le reazioni della Nato, ma senza provocare conseguenze su vasta scala.

La Polonia ha chiesto l’attivazione dell’articolo 4 del Trattato NATO, che prevede consultazioni tra gli alleati ogni volta che l’integrità territoriale o la sicurezza di un membro sia minacciata.
Il segretario generale dell'Alleanza Atlantica Mark Rutte ha parlato di “comportamento pericoloso e inaccettabile” da parte della Russia, annunciando il varo dell'operazione Sentinella orientale.
Tra le ipotesi discusse in seno alla NATO c’è l’istituzione di una “zona cuscinetto aerea” al confine con l’Ucraina: un’area in cui i droni sarebbero neutralizzati prima di entrare nello spazio aereo dell’Alleanza.
Kiev spinge per una soluzione del genere, ma il presidente ucraino Volodymyr Zelensky da una parte avverte che i costi della difesa rischiano di diventare insostenibili, con missili Patriot da milioni di dollari usati contro droni dal valore di poche migliaia, mentre dall'altra dichiara pubblicamente di temere un allargamento del conflitto con Mosca.
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