Celebriamo oggi con le nostre ascoltatrici e i nostri ascoltatori la Giornata Internazionale della Donna, che come ogni 8 marzo ci aiuta a ricordare le conquiste fatte e la lunga strada ancora da percorrere affinché le donne di tutto il mondo abbiano riconosciuti pari dignità e diritti.
Daniela Costa e Lara Di Fabio fanno parte di Australia Donna, sito bilingue concepito come spazio aperto d'incontro per le donne di origine italiana in Australia.
Daniela Costa è arrivata in South Australia da Torino negli anni '70, insieme al marito Marcello.
"Ho dovuto sostenere una serie di esami per ottenere il riconoscimento del mio titolo di studio di medicina", ricorda, un impegno non da poco visto che Daniela non parlava ancora l'inglese.

Lara Di Fabio, classe 1991, è nata ad Adelaide da padre molisano, emigrato nel 1972, e madre nata in Australia da genitori italiani giunti Down Under negli anni '50.
"Per me essere australiana è essere multiculturale", spiega Lara al microfono di SBS Italian, e aggiunge orgogliosamente: "io sono italoaustraliana".
Dopo gli studi universitari che l'hanno portata anche a studiare a Bologna, Lara è diventata avvocato, e si è specializzata nel diritto matrimoniale.

Daniela Costa ha lavorato invece al Flinders Medical Centre per molti anni, dedicandosi in particolare alla salute delle donne.
"Gli anni '80 erano un periodo di grandissimo fermento", spiega, "veniva affermato il ruolo determinante della donna, vista come promotrice della salute nelle varie culture e società".
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Il sito Australia Donna, che Daniela Costa ha cofondato, raccoglie storie di donne italoaustraliane, donne che emigrando si sono reinventate, affrontando le iniziali difficoltà di inserimento.
[Emigrare] è un'esperienza enorme, un atto di coraggio e di resilienza
Lara riconosce che le donne che sono giunte in Australia negli anni '50 hanno avuto esperienze complesse, che è importante ricordare e celebrare.
"Le donne che sono emigrate qui dopo la seconda guerra mondiale hanno avuto una vita molto, molto difficile", sottolinea, "dobbiamo ricordare i sacrifici che hanno fatto per le loro famiglie".
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