IN SINTESI
- Almeno 12 persone sono state uccise a Jenin durante l'operazione militare iniziata lunedì 3 luglio
- Martedì 4 luglio a Tel Aviv un uomo ha ferito una decina di persone e Hamas ha rivendicato l'attentato
- L'esercito israeliano ha annunciato il suo ritiro dalla città di Jenin
L’esercito israeliano ha realizzato all’inizio di questa settimana una delle operazioni militari più significative degli ultimi vent’anni in Cisgiordania.
La città di Jenin è stata attaccata a terra e con l’utilizzo di droni, portando all’uccisione di almeno 12 persone. Oltre al centro abitato ad essere preso di mira è stato anche il campo profughi adiacente, che occupa circa mezzo chilometro quadrato e dove abitano circa 14.000 persone.
Per Israele l’utilizzo dei droni è giustificato da una parte dalla crescente violenza contro i coloni negli insediamenti e dall’altra da un esercito con risorse al limite, che i droni assisterebbero con operazioni che secondo i militari ridurrebbero al minimo i conflitti.
Un portavoce del presidente palestinese Mahmoud Abbas ha invece descritto l’attacco di lunedì come “un nuovo crimine di guerra contro il nostro popolo indifeso”.
Secondo il giornalista Michele Giorgio, in collegamento da Jenin con SBS Italian, le violenze si inseriscono nel contesto di un'occupazione illegale e dell'inefficacia degli interventi della comunità internazionale.
Non c'è più in Israele un campo per la pace. Dall'una e dall'altra parte parlano soprattutto gli estremisti.Michele Giorgio, corrispondente dal Medio Oriente
Ascolta SBS Italian tutti i giorni, dalle 8am alle 10am.
Seguici su Facebook, Twitter e Instagram o abbonati ai nostri podcast cliccando qui.



