È troppo tardi per fermare la spirale di violenze tra Palestina e Israele?

A Palestinian confronts Israeli military vehicles with the Palestinian and Syrian flags to prevent them from crossing into the center of Jenin refugee camp.

Una donna palestinese ostacola il passaggio dei convogli israeliani sventolando le bandiere siriana e palestinese nel campo profughi di Jenin. Credit: SOPA Images/Sipa USA/AAP Image

Violenze in aumento nei Territori Palestinesi a cui Israele risponde colpendo il campo profughi di Jenin. Hamas rivendica il giorno dopo un attentato a Tel Aviv. Dal 2014 non si sono più aperti tavoli di discussione per la pace.


IN SINTESI
  • Almeno 12 persone sono state uccise a Jenin durante l'operazione militare iniziata lunedì 3 luglio
  • Martedì 4 luglio a Tel Aviv un uomo ha ferito una decina di persone e Hamas ha rivendicato l'attentato
  • L'esercito israeliano ha annunciato il suo ritiro dalla città di Jenin

L’esercito israeliano ha realizzato all’inizio di questa settimana una delle operazioni militari più significative degli ultimi vent’anni in Cisgiordania.

La città di Jenin è stata attaccata a terra e con l’utilizzo di droni, portando all’uccisione di almeno 12 persone. Oltre al centro abitato ad essere preso di mira è stato anche il campo profughi adiacente, che occupa circa mezzo chilometro quadrato e dove abitano circa 14.000 persone.

Per Israele l’utilizzo dei droni è giustificato da una parte dalla crescente violenza contro i coloni negli insediamenti e dall’altra da un esercito con risorse al limite, che i droni assisterebbero con operazioni che secondo i militari ridurrebbero al minimo i conflitti.

Un portavoce del presidente palestinese Mahmoud Abbas ha invece descritto l’attacco di lunedì come “un nuovo crimine di guerra contro il nostro popolo indifeso”.

Secondo il giornalista Michele Giorgio, in collegamento da Jenin con SBS Italian, le violenze si inseriscono nel contesto di un'occupazione illegale e dell'inefficacia degli interventi della comunità internazionale.

Non c'è più in Israele un campo per la pace. Dall'una e dall'altra parte parlano soprattutto gli estremisti.
Michele Giorgio, corrispondente dal Medio Oriente

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