Il bacino del Murray Darling riveste un ruolo cruciale per l'Australia, con i suoi oltre 2500 km di lunghezza e la presenza di oltre due milioni di persone che dipendono dalle sue risorse.
Negli ultimi cinquant'anni, l'aumento demografico ha comportato un incremento dell'uso dell'acqua, soprattutto per le attività agricole, portando ad una situazione critica agli inizi degli anni 2000, con la siccità protrattasi per quasi un decennio.
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Gli agricoltori e l'ecosistema si sono trovati ad affrontare una carenza di risorse idriche, e per risolvere la situazione, il governo ha avviato il piano Murray Darling Basin Plan nel 2012.
L'obiettivo principale era riportare l'acqua utilizzata per l'irrigazione ai fiumi, garantendo al contempo la sopravvivenza degli ecosistemi.
"Si parla di oltre 3000 gigalitri che devono essere riallocati dall'agricoltura all'ambiente" ha commentato Edoardo Bertone - Senior Lecturer alla Griffith University e membro dell’Australian Rivers Institute - ai microfoni di SBS Italian.
Le sfide che hanno contribuito allo slittamento nella sua realizzazione sono diverse.
Da un punto di vista politico, ha continuato Bertone, "la complessità di coordinare i governi nazionale e statali (...) e anche le stime dei costi sbagliate o troppo conservative".
Anche fattori come il COVID-19 e l'inflazione hanno comportato un aumento del budget complessivo.
Le possibili conseguenze di questo ritardo si rifletteranno nel prossimo anno, quando il governo dovrà prendere decisioni riguardo al rifinanziamento del progetto o l'abbandono delle operazioni in corso.
Inoltre, bisognerà considerare i cambiamenti climatici e i potenziali problemi idrici futuri, garantendo la sostenibilità del bacino Murray Darling nel lungo termine.
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