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Enzo Tortora: colpevole d'innocenza

Enzo Tortora

Enzo Tortora and René Longarini during an episode of "Portobello". Source: Wikipedia

La storia del grande presentatore televisivo Enzo Tortora e della sua incredibile odissea giudiziaria.


La presunzione d'innocenza è uno dei capisaldi dell'ordinamento giuridico Italiano e di molti altri ordinameni a livello globale. È un principio giuridico secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a che non sia provato il contrario.

È sancita dalla costituzione italiana e deriva dall'articolo 11 della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo. Anche la Common Law, che viene applicata in Australia la considera un principio fondamentale.

Purtroppo questo principio viene spesso ignorato, in particolare dall'opinione pubblica e da coloro i quali hanno il compito di informarla.

Ed è quello che è successo a uno dei più importanti personaggi televisivi italiani, Enzo Tortora.

All'apice della sua popolarità fu improvvisamente accusato di essere un camorrista e uno spacciatore, e prima che i tribunali dello stato lo assolvessero pienamente anni dopo, i media lo avevano già processato e spesso condannato pubblicamente, dividendo l'Italia tra colpevolisti e innocentisti.

In questo episodio della nostra serie "Storie di altri Tempi" vi raccontiamo quello che ormai tutti conoscono come "il caso Tortora", ma nel farlo vogliamo soprattutto ricordare la storia dell'uomo al centro di questa vicenda.

Tortora Arrested
Enzo Tortora arrested in Rome, 17 June 1983. Source: Wikipedia

Nato nel 1928 a Genova, dopo aver conseguito la laurea inizia a lavorare in alcuni spettacoli con Paolo Villaggio, finché, a ventitré anni entra in RAI partecipando al programma radiofonico "Campanile d'oro".

La sua prima apparizione in TV è del 1956, quando co-presenta, in coppia con Silvana Pampanini, "Primo Applauso": seguiranno programmi di successo come "Campanile sera", "Telematch", "Il gambero" e "la Domenica Sportiva".

Negli anni Settanta viene licenziato dalla RAI (per la seconda volta dopo un precedente allontanamento qualche anno prima) a causa della pubblicazione di un'intervista in cui aveva definito l'ente radiotelevisivo come "un jet supersonico pilotato da un gruppo di boy-scout che giocano con i comandi".

Inizia quindi a lavorare per diverse emittenti private e testate giornalistiche.

Nel 1977 con la riforma del sistema radio-televisivo, ha la possibilità di ritornare in RAI, e il suo vero grande successo arriva con "Portobello", trasmissione che batterà ogni record di ascolti.

Group TV
Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Corrado Mantoni and Enzo Tortora. Source: Wikipedia

Il 29 maggio dell''82 il Parlamento italiano aveva votato la cosiddetta "legge sui pentiti" che prevedeva possibili riduzioni della pena a chi decideva di "collaborare" con lo Stato nella lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata.

E tra le organizzazioni criminali più potenti dell'epoca c'era la cosiddetta Nuova Camorra Organizzata.

Il padre fondatore della Nuova Camorra Organizzata è Raffaele Cutolo, il quale nel '71 ebbe l'intuizione di riunire tutte le famiglie della camorra napoletana per costituirne una potente organizzazione in grado di competere con la mafia siciliana, creando anche una serie di rituali e una iconografia pseudo-religiosa per la sua organizzazione, che lui guidava da dietro le sbarre del carcere di Poggioreale.

Cutolo dominò la scena camorristica fino agli anni '80, quando gradualmente si andò imponendo una nuova organizzazione, la cosiddetta "Nuova Famiglia", che spazzò via la Nuova Camorra Organizzata.

Proprio da queste organizzazioni provenivano i "pentiti che accusarono Enzo Tortora di essere un criminale.

Cutolo
Camorra boss Raffaele Cutolo. Source: Wikimedia

Venerdì 17 giugno 1983: il volto di "Portobello" viene svegliato alle 4 del mattino dai Carabinieri che lo arrestano per traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico e in particolare di appartenenza alla Nuova Camorra Organizzata.

Le accuse si basavano sulle dichiarazioni dei pregiudicati Giovanni Pandico, Giovanni Melluso e Pasquale Barra; altri 8 imputati nel processo alla cosiddetta Nuova Camorra Organizzata, accusarono Tortora. A queste accuse si aggiunsero quelle, rivelatesi anch'esse false, del pittore Giuseppe Margutti, già pregiudicato per truffa e calunnia, e di sua moglie Rosalba Castellini, i quali dichiararono di aver visto Tortora spacciare droga negli studi di una emittente televisiva.

Le prove oggettive consistevano esclusivamente in un'agendina trovata nell'abitazione di un camorrista, Giuseppe Puca detto O'Giappone, dove era scritto a penna un nome che appariva essere quello di Tortora, con a fianco un numero di telefono; il nome, ad esito di una perizia calligrafica, risultò non essere quello del presentatore, bensì quello di un tale Tortona e nemmeno il recapito telefonico risultò appartenere al presentatore.

Oltretutto si riuscì a verificare che l'unico contatto avuto da Tortora con Giovanni Pandico – il suo primo accusatore - fu dovuto ad alcuni centrini provenienti dal carcere in cui era detenuto lo stesso Pandico, centrini che erano stati indirizzati al presentatore perché venissero venduti all'asta del programma Portobello.

La redazione di Portobello aveva smarrito i centrini ed Enzo Tortora scrisse una lettera di scuse a Pandico e gli mandò un assegno di rimborso del valore di 800.000 lire. Pandico – a cui i medici diagnosticarono alcune patologie tra cui la schizofrenia con tendenze paranoiche – sviluppò verso Tortora dei sentimenti di vendetta che sfociarono nelle sue accuse verso il presentatore.

Alcune fonti online ricordano come le reti televisive mandarono in onda "ininterrottamente" le immagini di Tortora ammanettato" e che il presentatore fu attaccato anche nell'ambiente giornalistico, con la pubblicazione di vere e proprie "fake news" che ne attaccavano l'immagine umana e professionale. L'Italia si divise in "colpevolisti" e "innocentisti", prima ancora che si sapesse davvero su cosa si basassero le accuse.

In aggiunta l'arresto era stato preceduto da una fuga di notizie e nel pomeriggio precedente.

Pochi giorni dopo l'arresto, però, alcune grandi firme del giornalismo italiano come Enzo Biagi, Giorgio Bocca e Indro Montanelli iniziarono a sollevare qualche dubbio sulle accuse, per poi gradualmente andare a difendere apertamente Tortora.

Nel giugno del 1984, un anno dopo il suo arresto, Enzo Tortora fu eletto deputato al Parlamento Europeo con il Partito Radicale, che ne sostenne le battaglie giudiziarie.

Tortora marcia
Enzo Tortora, Adelaide Aglietta, Giovanni Negri, Loris Fortuna, Flaminio Piccoli, Giuseppe Zamberletti at the "Marcia della Pace" in Rome 1985. Source: Wikipedia

Il 17 settembre 1985 Tortora fu condannato a dieci anni di carcere e due mesi dopo si dimise da europarlamentare e, rinunciando all'immunità parlamentare, finì agli arresti domiciliari.

Dopo sette mesi di carcere e arresti domiciliari, Tortora fu assolto dalla Corte d'appello di Napoli, senenza poi confermata in Cassazione il 13 giugno 1987, a quattro anni dal suo arresto.

Il 20 febbraio del 1987, torna in televisione, ricominciando a condurre "Portobello". Il pubblico in studio lo accolse con una lunga standing ovation e Tortora con evidente commozione pronunciò la celebre frase: "Dunque, dove eravamo rimasti?".

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