Famiglia o carriera, non è un paese per donne?

Serena Williams Tennis

Serena Williams e la figlia Alexis Olympia Ohanian Jr. Credit: Chris Symes/AP/AAP Image

La scelta tra famiglia e carriera personale è ancora un problema che riguarda soltanto le donne? Dopo le recenti dichiarazioni di Serena Williams ne abbiamo parlato con alcune donne italoaustraliane.


Durante l'annuncio del suo ritiro dai campi da tennis, la campionessa statunitense Serena Williams, 41 anni, non ha lesinato critiche ad un sistema a suo dire ancora maschilista.

La tennista, che in carriera ha alzato per ben 23 volte un trofeo Slam, ha espresso tutto il suo disappunto nel sentirsi costretta a scegliere tra il tennis e la famiglia.

Non è giusto. Se fossi un uomo non dovrei rinunciare, perché sarei in campo a giocare e vincere, mentre mia moglie si sobbarcherebbe il duro lavoro di allargare la nostra famiglia.
S. Williams

Prendendo spunto da queste dichiarazioni, abbiamo chiesto alle nostre ascoltatrici e ai nostri ascoltatori se davvero le donne siano costrette a scegliere tra famiglia e realizzazione professionale.

Secondo Giorgia, che vive a Melbourne e ha quattro bambini e bambine sotto i sette anni, "i primi anni di vita di un bambino giustamente una mamma deve essere presente (...) ma al giorno d'oggi l'uomo deve essere presente al pari della donna".

Giorgia ha ricominciato a lavorare part-time quando la sua bambina più piccola ha compiuto tre anni, "anche per una questione di sanità mentale". L'importante, dice, è essere organizzate e flessibili, anche con se stesse.

Jenna, che ha due figli piccoli, ha invece rinunciato per il momento all'insegnamento, perché "è super difficile essere una mamma in carriera".

"Il mio lavoro e lo studio devono avvenire a tarda notte", spiega.

Piera ha invece continuato a lavorare quando ha partorito sua figlia nel 2000, in Italia.

"Io ho lavorato fino al 17 di luglio e mia figlia è nata il 10 di agosto", ricorda, "il giorno dopo la Befana ero già a lavorare".

"Avevo diviso tutto equamente con mio marito, io portavo la bambina all'asilo e mio marito andava a prenderla".

In Australia questa però può essere una scelta non disponibile a tutte le famiglie.

Michela, ingegnera e madre di un bambino di tre anni, sottolinea che qui "il vero limite è il fatto che i childcare siano estremamente costosi, e questo forza uno dei genitori - molto spesso la mamma - a rimanere dentro casa fino a quando il bambino ha tre anni e può andare al kindergarten (ndr: le cui rette in Victoria sono parzialmente sovvenzionate dal governo statale)".

Angela ha una bambina di otto anni, uno di sei e uno di quasi due anni, e ha ripreso a lavorare part-time quando il piccolo aveva un anno e mezzo.

Coordinandosi con il marito riesce a portare figli all'asilo e a scuola e ad andare a riprenderli.

"Il problema è quando il marito non c'è per viaggi di lavoro di due o tre giorni, trovare baby-sitter è impossibile e costosissimo".

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