"Mi sono avvicinato a questo mondo tantissimi anni fa, nel 1993", spiega Giuseppe Coia al microfono di SBS Italian, "Era la terza edizione del World Solar Challenge, perché è nata nel 1987 e si faceva ogni tre anni [ora ogni due, ndr], quindi nel '90 e poi nel '93".
"Un mio amico dall'Italia era venuto in vacanza in Australia e aveva visto questa gara di macchine solari, è tornato in Italia, e, siccome eravamo degli amici con interessi strani, ha detto: che ne pensate di farne una?".
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Nel 1996 Coia collaborò ma non poté recarsi in Australia, dove invece venne per la prima volta nel 1999, con il team Futura.
"Siamo stati i primi italiani a partecipare a questa gara e a finirla, nel 1999". Da allora Coia non si è più fermato, partecipando a gare in tutto il mondo.

Alla base di queste competizioni c'è il desiderio di dare impulso alla ricerca sui veicoli a energia solare, motivo per cui molte università partecipano, "perché in una gara di macchine solari ci sta ingegneria meccanica, ingegneria elettrica, ingegneria elettronica, c'è strategia, c'è logistica... c'è tutto!", spiega Giuseppe Coia.
Sono un membro dell'ISF, International Solar Car Federation, organizziamo questo tipo di eventi in giro per il mondoGiuseppe Coia
Quest'anno Coia partecipa alla World Solar Challenge, che inizierà il 24 agosto da Darwin, con il Tokai University Solar Car Team, ma in cuor suo tifa per i due team italiani, Onda Solare e Archimede, che competono nella categoria cruiser.
Il deserto australiano lo conosce ormai bene, e nel tempo ritiene che sia diventato più semplice da attraversare, cosa che gli fa un po' rimpiangere l'atmosfera di frontiera degli inizi.
"Venticinque, trent'anni fa, già per il fatto che non c'era la copertura dei telefoni sulla Stuart Highway era tutto più difficile: non c'erano i telefoni satellitari, non c'era il GPS, non c'erano tutte le tecnologie che ci sono oggi".
Ma l'avventura è ancora sempre dietro l'angolo, in un percorso di 3000 chilometri come quello della World Solar Challenge, e Giuseppe Coia sottolinea l'impegno richiesto per poterla portare a termine.

"Mi raccomando, fate il tifo per i due team italiani", conclude, "Seguiteli, chi è ad Alice Springs, per esempio, può aspettarli lì, chi è all'arrivo [può aspettarli] ad Adelaide. Chi è a Darwin? Venite alla partenza. Venite a trovarli, perché questi ragazzi hanno bisogno di essere supportati".
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