Dal 2001 la legge italiana garantisce a tutti gli italiani residenti all'estero il diritto di partecipare alle elezioni nazionali e ai referendum italiani. Ma come sono andati questi 25 anni di voto all'estero, dalla prima tornata del 2006 fino agli anni '20?
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Quali sono la capacità degli italo-australiani di seconda e terza generazione di comprendere e partecipare al dibattito politico italiano?
Questo è quanto si sono chiesti tre ricercatori che hanno studiato le risposte di decine di italo-australiani per poter tratteggiare una risposta, che è arrivata nel volume Diasporas, Voting and Linguistic Justice. A Study of Second- and Third-Generation Italo-Australians, presentato lo scorso febbraioal Coasit di Melbourne.
Questi ricercatori sono Matteo Bonotti, Chiara De Lazzari e Narelle Miragliotta: il loro volume analizza il voto degli italiani all'estero grazie a questionari ed interviste realizzato con oltre 300 partecipanti.
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Un lavoro che mira a confermare o confutare ipotesi comuni sull'efficacia del voto all'estero, che ha limitazioni sia geografiche che linguistiche.
Perché l'inglese viene scelto in misura tre volte maggiore rispetto all'italiano per informarsi sulla politica del Bel Paese? Qual è il ruolo della famiglia e degli amici per l'informazione politica degli italo-australiani?
E quali sono le soluzioni per aumentare il grado di comprensione del dibattito politico?
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