L'attore, regista e docente Fabio Motta racconta come una delle più antiche tradizioni teatrali italiane continui a evolversi e a parlare al pubblico contemporaneo nel volume Commedia dell'Arte: Contemporary Practitioners.
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Nata in Italia nel XVI secolo, la commedia dell'arte continua ancora oggi a vivere e trasformarsi sui palcoscenici di tutto il mondo.
A raccontarne l'evoluzione contemporanea è Fabio Motta, attore, regista e docente pluripremiato che lavora tra Australia, Europa e Stati Uniti e che ha curato, insieme a David Bridel, il volume Commedia dell'Arte: Contemporary Practitioners.
La commedia dell'arte è uno stile teatrale nato in Italia nel XVI secolo, nel quale gli attori erano grandi improvvisatori e utilizzavano le maschere per rappresentare il popolo sulla scenaFabio Motta
Alle origini della commedia dell'arte non c'erano veri e propri copioni, ma i cosiddetti canovacci: semplici scenari che indicavano ai personaggi quando entrare in scena e quale situazione interpretare, lasciando poi agli attori la libertà di improvvisare.
È proprio il rapporto tra passato e presente al centro di Commedia dell'Arte: Contemporary Practitioners, volume che raccoglie testimonianze e riflessioni di alcuni importanti artisti internazionali impegnati a mantenere viva e rinnovare questa antica forma teatrale.
Gli artisti intervistati nel libro non cercano necessariamente di riprodurre la commedia dell'arte esattamente come poteva apparire nel Seicento.
L'obiettivo è piuttosto conservarne lo spirito e utilizzarlo per raccontare storie capaci di parlare al pubblico contemporaneo.
Ascolta l'intervista a Fabio Motta cliccando sul tasto "play" in alto a sinistra
Uno degli elementi più riconoscibili della commedia dell'arte è la maschera, che per Motta rappresenta molto più di un semplice oggetto di scena.
"Quando un attore indossa una maschera deve cercare un po' di scomparire. Non esiste più Fabio Motta: divento Pantalone o Arlecchino. Cambiando il respiro e la fisicità riesco a entrare in uno stato nel quale vedo il mondo da un altro punto di vista", racconta Motta.
La maschera diventa così una sorta di seconda pelle, capace di trasformare la fisicità dell'attore e amplificare i desideri che guidano il personaggio, dall'amore al potere.
Se una persona riesce veramente a lasciarsi andare alla maschera e alla forma che conduce al personaggio, può essere molto sorpresa da quello che emerge nell'improvvisazione e nel gioco con il pubblicoFabio Motta
Fabio Motta presenterà il volume in occasione di un evento gratuito a Melbourne il 14 luglio, durante il quale racconterà alcune delle storie degli artisti protagonisti del libro e porterà con sé le maschere della commedia dell'arte.
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