Dalle tensioni tra i Paesi organizzatori all’influenza della geopolitica, passando per la telefonata di Trump all’amico Gianni Infantino, ripercorriamo i momenti in cui politica e attualità si sono inserite in questi Mondiali.
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Sono terminati i Mondiali di Calcio FIFA 2026, organizzati tra Messico, Canada e Stati Uniti, con la vittoria della Spagna.
La vittoria è arrivata questa mattina, lunedì 20 luglio, ora australiana, dal New Jersey.
A pochi chilometri di distanza, a New York City, il popolarissimo sindaco Zohran Mamdani non ha mai nascosto il suo amore per uno sport storicamente meno radicato negli Stati Uniti rispetto ad altre discipline.
Meno appassionato è stato il presidente Donald Trump, che ha però presenziato alla finale.
"Il presidente era accompagnato dalla first lady", spiega ai microfoni di SBS Italian l'ex direttore dell'ANSA Giampiero Gramaglia, "ed era accanto a quello che è stato il suo interlocutore, nel bene e nel male, di questi Mondiali e cioè il suo amico, come dice lui, Gianni Infantino, il presidente della FIFA".
Secondo Gramaglia, proprio nella famigerata telefonata tra Trump e Infantino, a cui è seguita la decisione della FIFA di sospendere l’applicazione della squalifica automatica inflitta al centravanti statunitense Folarin Balogun, si è verificato "il momento peggiore, più imbarazzante per chi ha passione per il calcio".
Dal dislocamento della base per la squadra iraniana in Messico al mancato visto all'arbitro somalo Omar Artan, ripercorriamo in questo podcast alcuni dei momenti più controversi dell'edizione 2026 dei Mondiali di calcio.
Tutti i Paesi e tutte le nazionali sono stati accolti negli stadi e dal pubblico, con manifestazioni di sostegno e senza animosità, da parte degli americani che riempivano gli stadi, neppure nei confronti di quei Paesi che, con l'America di Trump, o sono in guerra veramente, come l'Iran, o sono comunque in un rapporto di frizione.Giampiero Gramaglia, giornalista
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