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La rivincita degli ex

Il 33enne cileno Arturo Vidal ha giocato per 4 stagioni con la Juventus

Il 33enne cileno Arturo Vidal ha giocato per 4 stagioni con la Juventus Source: AAP Image/AP Photo/Luca Bruno

Le parole dei protagonisti della 18ma giornata di Serie A e il commento di Filippo Grassia.


Povera Juventus, che scoppola ha preso dall’Inter. La sconfitta di Milano va al di là del risultato di giornata perché somiglia tanto a un segnale di resa nella corsa allo scudetto, temporaneamente riservata a una corsa a due fra le milanesi.

Difficile prevedere, in questa sfida fra Orazi e Curiazi, un’intrusione della Signora apparsa con tante rughe in ogni reparto e soprattutto nel gioco.

Mai come questa volta Pirlo ha dovuto fare i conti con le assenze dei difensori: Cuadrado, De Ligt e Alex Sandro. Soprattutto dell’olandese. Ci sono giocatori insostituibili anche nel mosaico bianconero. La premiata coppia Bonucci-Chiellini è apparsa d’annata, in difficoltà sulle incursioni di Lukaku, Martinez, Vidal, Hakimi e Barella.

Modesti i centrocampisti, manca un direttore d’orchestra, e le punte poco servite e svogliate. Al solito la Juve non conosce continuità, specie quando Cristiano Ronaldo sembra la figurina di se stesso, Morata non riceve palloni giocabili e Chiesa corre a vuoto. Quanta differenza rispetto alla Juve vista su questo stesso campo con il Milan. Feroce il passo indietro.

Inter sontuosa, Juve spenta

Per Conte una rivincita forse solo sognata. L’Inter ha offerto una prestazione sontuosa segnando due gol e sfiorandone altri quattro: gravi gli errori di Martinez che troppo spesso fatica a inquadrare la porta da posizione invidiabile.

In contropiede ha devastato gli avversari ritrovandosi con 2-3 passaggi nell’area avversaria. Sintomatica l’estetica del raddoppio: palla da Handanovic a Bastoni, lancio di 40 metri a Barella e gol di potenza. Il primo è stato dell’ex Vidal, al primo centro in Serie A dopo il rigore segnato alla Fiorentina in Coppa Italia. Formidabili i centrocampisti in tutte le fasi. Attenta, era l’ora, la difesa.

L’Inter, almeno per 24 ore, ha raggiunto in testa alla classifica il Milan che, pur privo di tanti uomini per covid e infortunio, cercherà stasera di vincere a Cagliari per mantenere la leadership in cui crede fortemente anche la società. Basta sottolineare gli arrivi di Mandzukic e Tomori.

La Lazio domina il derby e riaggancia la zona Champions

La Lazio, schiantando la Roma, che non vince il derby in trasferta dal dicembre 2016, ha fatto un regalo plurimo: innanzi tutto a sé stessa, poi alle rivali che puntano alla Champions League.

Non c’è stata partita: troppo forti gli uomini di Inzaghi, vittoriosi in tutti i duelli, sempre primi sul pallone; sorprendentemente arrendevoli quella di Fonseca che non sono mai entrati in partita e ne sono virtualmente usciti al secondo gol degli avversari, giunto al 24’ del primo tempo.

Per molti sprazzi è parsa una sfida impari, stravinta dal tecnico della Lazio che ha preparato alla perfezione il derby sul piano tattico prendendo possesso del centrocampo e dominando le fasce laterali. Al contrario l’allenatore giallorosso ci ha capito poco o nulla: solo lui poteva pensare di fare risultato giocando con due soli centrocampisti e due esterni poco inclini alla fase difensiva. Ne è uscito distrutto.

Si chieda perché la Roma non ha vinto una sola partita con le grandi: pari con Juventus, Inter e Milan; sconfitta con Atalanta, Napoli e Lazio; appena 3 punti su 18 con le squadre cui contende l’Europa. In passato ha fatto buone cose, anche ottime, rivalutando giocatori come Mancini, Cristante, Spinazzola, Mkhitaryan e ottenendo ottimi risultati anche senza l’apporto di Dzeko. Il progetto ha funzionato con le medie-piccole, ma s’è smontato con le grandi. In attesa della Champions, la Lazio può scalare la classifica. Per la Roma tante ombre.

Goleada del Napoli in formato-Sarri

Il Napoli ha ritrovato la luce del gioco battendo di goleada la povera Fiorentina che in un colpo solo ha perso a calcio e a tennis. Vedi il set perso 6-0. Strepitoso l’apporto di Insigne, Petagna e Demme.

Dell’assenza di Ruiz (bloccato dal Covid) non s’è accorto nessuno. In molti frangenti è parsa di rivedere la squadra spumeggiante di Sarri, che non ha risentito, lì davanti, delle assenze di Mertens e Osimhen. Formidabili le ripartenze caratterizzate da verticalizzazioni micidiali.

Altro che possesso palla. Ai viola resta il rammarico di aver mancato per tre volte il gol dell’1-1. Poi il buio più assoluto. E Prandelli, di questa umiliazione, ha qualche colpa per aver schierato in mezzo al campo solo Castrovilli e Amrabat. Un suicidio.

Filippo Grassia

Riascolta qui il nostro approfondimento sportivo di lunedì 4 gennaio 2020

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