IN SINTESI
- Preoccupazione per l'uscita della Russia dal trattato sulle forze convenzionali in Europa
- Aumenta il rischio di un'escalation militare
Il presidente russo Vladimir Putin ha recentemente avviato le procedure parlamentari per l'uscita ufficiale della Russia dal Trattato sulle forze convenzionali in Europa (Cfe), suscitando un'onda di preoccupazione e interrogativi sulla direzione delle relazioni internazionali.
Clicca sul tasto 'play' in alto per ascoltare l'intervista al giornalista Giuseppe D'Amato
Il trattato, entrato in vigore nel 1990 e successivamente emendato nel 1997, aveva l'obiettivo di stabilire limiti alla quantità di armi, ridurre le tensioni militari e promuovere la stabilità.
Il giornalista Giuseppe D'Amato, ai microfoni di SBS Italian, spiega che "la Russia ha congelato il trattato nel 2007 perché non rispecchiava più la situazione reale sul terreno. Ora, con l'uscita ufficiale dalla convenzione, la frontiera tra Russia e Paesi NATO diventerà ancora più militarizzata, aumentando i rischi e la corsa agli armamenti".
Sospesi, da parte degli Stati Uniti, anche gli Accordi Start, che hanno l'obiettivo di limitare il numero di armi nucleari strategiche e garantire verifiche reciproche, attraverso ispezioni regolari.
Questa sospensione solleva interrogativi sul futuro del controllo degli armamenti nucleari e "aumenta le preoccupazioni riguardo", commenta D'Amato.
Nel frattempo, l'Ucraina si trova in una situazione difficile, con il presidente Volodymyr Zelensky che dichiara la necessità di più tempo per lanciare una controffensiva contro le forze russe e l'attesa degli aiuti militari promessi dall'Occidente.
Le forze russe hanno rinforzato le loro difese lungo il fronte, generando ulteriori preoccupazioni sulla stabilità della regione.
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