Nella terza parte del suo racconto di migrazione, Mirna Cicioni ripercorre le ragioni che le hanno fatto cambiare carriera e lasciare l'università, oltre ad offrire uno sguardo sul ruolo della memoria nel presente.
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Nel ripercorrere la sua carriera accademica, Mirna Cicioni rivela di non avere incontrato grossi ostacoli, "colleghi e capi dipartimento sono sempre stati corretti".
"Nel 2005 io ho deciso autonomamente che la politica universitaria non faceva più per me", ricorda Cicioni, che poi si è reinventata lavorando come interprete comunitaria.
Cicioni cita un diverso tipo di gratificazione, più immediata, nel lavoro di interprete rispetto a quello accademico, che l'ha portata a pensare: "sono servita a qualcuno, ho permesso la comunicazione".
Mirna Cicioni riflette anche sull'essere al contempo italiana ed australiana, una condizione che le permette di comparare i suoi due Paesi, aiutandola "a vedere quello di cui ci potrebbe essere bisogno o in un paese o nell'altro".
"Però io non sono un economista, né un'esperta di politica, né un'esperta di molte cose", ammette Cicioni, che nel confronto tra Italia e Australia trova comunque aspetti migliorabili, dall'una e dall'altra parte: "sono una cittadina che ogni tanto vorrebbe protestare".

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