Stati Uniti, Ucraina ed Europa hanno discusso la proposta di pace avanzata da Donald Trump: un piano in 28 punti che prevede concessioni territoriali a Mosca e la neutralità di Kiev. Ma le parti restano distanti da un accordo sul cessate il fuoco.
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Domenica scorsa, alti funzionari statunitensi si sono riuniti a Ginevra con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per discutere la proposta di pace avanzata da Donald Trump: un piano in 28 punti che include la cessione di parti del territorio ucraino alla Russia e l’esclusione di Kiev dalla NATO.
Secondo Washington, le revisioni concordate in Svizzera risponderebbero alle preoccupazioni ucraine; nella realtà, l’iniziativa ha provocato critiche trasversali e ha fatto scattare l’allarme nelle cancellerie europee. Tanto che su Truth Social Trump ha accusato la leadership ucraina di mostrare “zero gratitudine” per gli sforzi statunitensi.
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La delegazione americana – guidata da Marco Rubio e Steve Witkoff – ha incontrato anche Francia, Germania e Regno Unito. L’Europa ha risposto con una contro-proposta che rimuove le concessioni territoriali e riafferma un principio basilare: i confini non si cambiano con la forza.
Intanto Mosca prende tempo: Putin definisce il piano “una base di discussione”, ma sul terreno l’offensiva russa continua.
Kiev e l’UE contestano vari passaggi, ma allo stesso tempo cercano di non irritare TrumpGiampiero Gramaglia
La scadenza fissata dal Presidente americano per il 29 novembre appare irrealistica: il Cremlino non ha dato alcun via libera, e l’Europa ha ribadito che né NATO né UE possono essere “decise” da un tavolo negoziale esterno.
Trump ha lasciato intendere che la scadenza potrebbe essere flessibile, ma l’ambiguità resta totale: Kiev teme pressioni, l’Europa prende posizione, Mosca continua la guerra. La strada verso un’intesa, insomma, è ancora molto lunga e tortuosa.
L’Europa intanto alza la voce. Al G20 di Johannesburg, i leader del Vecchio continente e dei partner del G7 hanno chiarito tre punti: niente concessioni territoriali alla Russia; nessuna limitazione alle forze armate ucraine; e piena autonomia decisionale di NATO e UE, che nel piano americano sembravano trattate come pedine negoziali.
Nel piano di Trump, le decisioni dell’Alleanza atlantica venivano date per scontate in un tavolo dove la NATO non era presenteGiampiero Gramaglia
Ci sono, certo, eccezioni interne: la premier italiana Giorgia Meloni intravede elementi positivi nella proposta di Trump, mentre Viktor Orbán continua a lodare quelle di Mosca. "Ma la linea europea resta chiaramente schierata a difesa dell’integrità territoriale ucraina", conclude il giornalista Giampiero Gramaglia.

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